Tajani, Meloni e Salvini al flash mob (ImagoE)
Tajani, Meloni e Salvini al flash mob (ImagoE)

Roma, 3 giugno 2020 - La nuova geografia politica disegnata dal Coronavirus obbliga il centrodestra italiano a varcare la soglia della propria Fase 2. Nel momento in cui l’Europa stanzia 170 miliardi per il nostro Paese che passa da contributore netto a beneficiario netto, è chiaro a tutti che il turbo-antieuropeismo è ormai una moneta fuoricorso.

Nei mesi in cui gli alleati sovranisti di Visegrad marcano un’involuzione isolazionista e autoritaria che li fa assomigliare sempre più a imbarazzanti dittatorelli che mettono sotto controllo la libera stampa è evidente che il parterre dei rappporti internazionali vada riesaminato.

Quando scendono in piazza quei gilet arancioni con cui rischiano di emergere pericolosi accostamenti è palese che i toni populisti della protesta pura e semplice rappresentano più un problema che una risorsa. In sostanza il Covid proietta il centrodestra oltre se stesso, inducendolo a una sfida forse più complessa di quella combattuta finora, ma certamente più redditizia almeno nel medio-lungo periodo: compiere il definitivo passaggio a opposizione di governo.

Non è che gli spazi non ci siano, come peraltro dimostrano i balbettii del governo e gli stessi sondaggi, che negli ultimi giorni - appannatasi l’emergenza pandemica e risvegliatasi quella economica - tornano a premiare l’opposizione e penalizzare le forze di maggioranza. La strada è quindi quella tracciata proprio ieri mattina alla manifestazione di Roma da Tajani, Salvini e Meloni che all’unisono hanno sottolineato di essere lì per avanzare "proposte concrete per far ripartire il Paese, senza intenti divisivi". Le differenze di temi, stili e contenuti tipiche di un’alleanza composta da tre partiti resteranno, ma lo scenario cambia per tutti.