Il bastone e la carota. È la strategia che gli Stati Uniti di Trump sembrano aver scelto per trattare con il rivale cinese in quel braccio di ferro tra i due giganti che si protrae ormai da più di sei mesi. Dopo la tregua commerciale raggiunta a suon di brindisi in Argentina, che i più scettici tra noi hanno accolto con tiepido entusiasmo, l’arresto della rampolla di Huawei in Canada su richiesta dello Stato di New York ha fatto risuonare il gong per un nuovo round del match del secolo. Perché se è vero che l’accusa riguarda la violazione del divieto di riesportazione di tecnologia statunitense verso il nemico numero uno dell’attuale Amministrazione, la Repubblica islamica d’Iran, è altrettanto certo che la richiesta di arresto e di estradizione di un alto manager di una multinazionale cinese del calibro di Huawei difficilmente risponde a scelte e a ragioni giuridiche tout court. Chi non ha la memoria troppo corta ben si ricorderà del caso Zte e del gentlemen’s agreement raggiunto per sgonfiare un caso che avrebbe potuto diventare una spina nel fianco nel rapporto con Pechino. Altri tempi, in apparenza. Soltanto pochi mesi fa, nella realtà.

Sono tempi densi, quelli in cui viviamo. Seppur non sia ancora chiaro se il presidente Trump fosse informato della richiesta, è inevitabile pensare che l’incidente getterà non poca sabbia tra gli ingranaggi del difficile dialogo con il presidente Xi. Le caute aperture concordate a margine del G20 per ritrovare una tranquilla quotidianità tra le due sponde del Pacifico potrebbero non reggere la pressione della competizione per il primato tecnologico, una guerra che, se è rimasta fino ad ora sullo sfondo, sembra destinata a diventare una delle cornici più importanti per il futuro dei rapporti bilaterali. Il colpo assestato all’azienda di Stato, infatti, è solo l’ultimo tassello di una serie di restrizioni made in Usa sull’accesso di Huwaei al mercato statunitense per ragioni di sicurezza nazionale. La competizione per lo sviluppo delle reti 5G, però, lampeggia evidentemente sullo sfondo. A questo punto, cosa farà Pechino? Basta leggere Confucio e Sun Tzu per saperlo: incassare, ragionare, rispondere. Chi si aspetta uno scatto d’ira del Dragone resterà deluso.