Parlamento
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Si era mai visto il governo o i capidelegazione al governo che "invitano il parlamento ad adeguarsi"? Nella repubblica non era mai accaduto, e per rintracciare simili dinamiche occorre rifarsi ai primi anni del Ventennio, quando il capo del governo disponeva e le Camere erano, appunto, "invitate ad adeguarsi". In tempi più recenti, come da prassi di un sistema parlamentare era sempre successo che il governo bene o male si uniformasse ai voleri delle Camere, di cui è espressione. Eppure stavolta è successo, ed è accaduto nel più strampalato dei campi, il green pass.

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Dal cui obbligo, di riffa o di raffa, in un modo o nell’altro, Camera e Senato sono finora scampate. Senza accorgersi che con l’esenzione dell’obbligo del green pass i parlamentari hanno sostanzialmente raggiunto il curioso effetto di affermare come il parlamento non sia un luogo di lavoro e che loro rispondono a logiche proprie (sono in sostanza una casta).
Ma al di là del dato specifico, ancora una volta parte della classe politica - non tutta, intendiamoci, perché molti partiti si sono detti da subito favorevoli all’obbligo anche per deputati e senatori - ha mostrato di non voler essere dove il paese reale deve essere. Si diramano norme valevoli per tutti, ma per lorsignori le leggi sono diverse. Diciamo che in tempi di ristrettezze e di sacrifici, la gente vorrebbe anche degli esempi, oltre che dei comandi. E questo anche per quei politici che sul certificato verde mostrano obiezioni di merito. Poco comprensibili di per sé, ma insensate se poi si trasformano in una sorta di invito alla "disobbedienza civile", furbesca forma di un doppio binario a proprio uso e consumo. Tu deputato o senatore vuoi votare contro il green pass? Fallo pure, anche se è sbagliato, ma non permettere che le regole che valgono per la gente normale non siano le stesse in vigore nel Palazzo. Altrimenti non lamentatevi se continuano a considerarvi una casta.