La Camera dei deputati (Ansa)

Roma, 8 giugno 2018 - Si è votato il 4 marzo, ma per lo meno fino al venti di giugno - se va bene - le Camere non inizieranno a lavorare. Quasi quattro mesi. La convocazione delle commissioni parlamentari permanenti era attesa a momenti, ma ancora non è arrivata e quindi è ormai scontato che anche la settimana prossima gli onorevoli resteranno pressoché inattivi, salvo una innocua seduta a Montecitorio per l’elezione di un vicepresidente e di un questore. Il motivo del ritardo, che è stato stigmatizzato duramente dalle opposizioni anche in conferenza dei capigruppo, è presto detto: la trattativa tra Cinquestelle e Lega su sottosegretari e viceministri va per le lunghe e impegnerà anche buona parte della prossima settimana. La conferma è arrivata dal ministro per i Rapporti col Parlamento, il grillino Fraccaro.

Il risiko del sottogoverno riguarda a cascata quello dei presidenti di commissione (i sottosegretari sono in genere la prima scelta di deputati e senatori, quelli che restano fuori fanno i presidenti o i vicepresidenti di commissione) per cui fino a che non si va a dama con i primi non si può metter mano ai secondi. Il tutto con buona pace di chi, in particolare i Cinquestelle, ha fatto del disinteresse per le "poltrone" uno dei propri mantra elettorali. Le opposizioni, dicevamo, hanno denunciato in aula e fuori la situazione. Tutti i torti non li hanno. Obiettivamente una parte del ritardo è dovuto alla lunga crisi per la formazione del governo, ma questa ulteriore dilazione dovuta alla eccessiva durata della trattativa per i sottosegretari si poteva evitare.

La lista dei ministri di Conte è stata presentata giovedì 31 maggio, quella dei sottosegretari - si dice - non ci sarà prima del 14/15 giugno, forse addirittura qualche giorno dopo. Un’enormità e una anomalia, se si pensa che nel recente passato i sottosegretari venivano nominati e giuravano al massimo un paio di giorni dopo i ministri. Addirittura in legislature più indietro nel tempo, il governo si presentava alla fiducia con la squadra al completo, quella dei titolari e quella delle "riserve". Una forma di rispetto al parlamento, che così poteva giudicare nella sua interezza l’esecutivo. Anche perché, ricordiamolo, sottosegretari e ancor più viceministri sono a tutti gli effetti membri del governo. Ma adesso siamo nell’epoca del "cambiamento". 

Giuseppe Conte, presidente del Consiglio