La manovrina c’è e si fa ma non si dice. Nel gioco di scena tra le due parti del governo giallo-verde, è l’ora del compromesso. E, dunque, messa in cascina la mistica, è l’ora della politica. Il che, tradotto in concreto, vuol dire che in un modo o in un altro nelle prossime settimane si arriverà a mettere insieme un pacchetto di tagli e risparmi da utilizzare per evitare la procedura d’infrazione contro l’Italia. Il duo ‘politico’, composto da Matteo Salvini e Luigi Di Maio, e il trio ‘istituzionale’, formato da Giuseppe Conte, Giovanni Tria e Enzo Moavero Milanesi, si sono di fatto divisi i compiti nella partita con l’Europa: ai primi il ruolo del poliziotto cattivo o, a seconda dei punti di vista, del più o meno feroce sovranista-populista, ai secondi la funzione del poliziotto buono o, anche in questo caso, del flessibile mediatore di sistema.

È un po’ lo stesso copione dell’autunno scorso, quando, dopo mesi e mesi di conflitti espliciti e sotterranee trattative, l’esecutivo portò comunque a casa un accordo con Bruxelles: e bastò aggiungere uno zero a una percentuale per camuffare cedimenti e intese, trasformando il rapporto deficit-Pil dal 2,4 per cento al 2,04.

Possiamo stare certi che si tenterà una strada analoga anche nei negoziati in corso: e, anzi, sarà più complesso trovare il "nome della cosa" (ovvero della manovrina) che la "cosa" stessa. Perché, come che sia, utilizzabili per tacitare la Commissione e i partner europei sono in cassa circa 2,5 miliardi di risparmi derivanti dalla mancata spesa per Quota 100 e Reddito di cittadinanza, oltre a 2 miliardi di sforbiciata annunciata al Patto per la salute. Per non aggiungere le maggiori entrate fiscali registrate fino a oggi. E, del resto, non manca neanche una carta "politica" da spendere in questa fase sui tavoli dell’Unione per favorire il closing della contrattazione: se l’Italia non può aspirare a conquistare incarichi di rilievo, può, però, far pendere la bilancia da un lato o dall’altro nella scelta degli stranieri che andranno a ricoprire le cariche di maggior rilievo (per esempio, da presidente della Commissione o da governatore della Bce). Almeno fino a settembre, dunque, il governo riuscirà a "comprare altro tempo".