Matteo Salvini e Luigi Di Maio (Ansa)

Sul filo del rasoio. La trattativa che pareva incamminata verso una rapida soluzione è da un paio di giorni tornata in altomare. Ora il confronto è ripreso e sono ricominciati i tete-a-tete tra i due lader, ma la certezza che si arrivi a una sintesi positiva non c’è più. Si discute di temi ma anche, naturalmente, di uomini. Dopo il colloquio con Mattarella, Salvini è apparso molto deciso, come volesse alzare la posta e volesse imporre qualcosa ai quasi-alleati grillini. E anche se dal 4 marzo sono passati più di 70 giorni, da imporre ai grillini c’è molto: un nome per palazzo Chigi, visto che tutti si stanno rendendo conto che l’ipotesi di un tecnico regge poco e che l’idea di accettare Di Maio a Salvini non passa neppure per la testa, oltre a certi temi che sbandierati in campagna elettorale la Lega non intende abbandonare.

Salvini pensa che a questo punto le elezioni anticipate farebbero meno male a lui di quanto non ne provocherebbero a Di Maio, e usa lo spauracchio del voto per farsi largo con i gomiti larghi. Stando ai sondaggi e stando agli ultimi risultati elettorali disponibili (il Friuli) in effetti i Cinquestelle sono quelli che rischierebbero di più. E’ però, questo di Salvini, un gioco pericoloso, perché non calcola l’effetto sull’elettorato di un ipotetico fallimento di una trattativa già avviata e sbandierata in tutte le salse, perché non considera appieno la potenziale rimonta alle urne di un Berlusconi ri-candidabile e perché non tiene in debito conto di quanto farà Mattarella. Il presidente, se dovesse andare a monte la trattativa Lega-M5S, non ci metterà un attimo di più a formare il suo governo neutrale, ma non è poi detto che questo governo non riesca in qualche modo a partire, e chissà, magari le elezioni potrebbero procrastinarsi di qualche mese...