Giuseppe Conte (Ansa)
Giuseppe Conte (Ansa)

C'è un Turigliatto pronto a far cadere il governo Conte? Esponente di Rifondazione comunista, espulso dal partito per indisciplina, fu uno dei tre senatori della sinistra radicale che il 26 gennaio 2008 determinarono la caduta del governo Prodi, lasciando la porta spalancata al trionfo di Berlusconi. Prodi aveva 12 azionisti di governo, Conte soltanto quattro. Eppure un vertice di maggioranza con sessanta partecipanti sollecita ricordi inquietanti in chi ha un minimo di memoria storica. Turigliatto era un kamikaze: sapeva benissimo di non essere rieletto. ma il suo istinto lo portò all'irreparabile.

Lo scorpione non sapeva nuotare e chiese alla rana di portarlo al di là del fiume. Fossi matta, rispose lei: tu mi pungi e mi fai morire. Tranquilla, rispose lo scorpione: se lo facessi annegherei anch’io. La rana si convinse, ma a metà del guado lo scorpione la punse. Perché l’hai fatto?, chiese la rana. E’ il mio istinto, rispose l’omicida-suicida. Matteo Renzi non è un Turigliatto. E sa bene che se punge la rana Conte annegherà con lui. Eppure, l’istinto… Anche ieri, nella sua convention ‘Shock’ ha punto il governo, seppure in modo non letale. Ha annunciato una battaglia contro le microtasse. Ma senza le microtasse – impopolari – mancherebbero tanti soldi e vedrete che alla fine aumenterà il deficit. Renzi s’illude di poter sostituire Conte con un altro premier senza interrompere la legislatura. Ma è difficile che Mattarella si presti al gioco, anche perché Salvini e il centrodestra farebbero la rivoluzione. Quindi, pungere la rana, ma con molta cautela. Nemmeno Di Maio è un Turigliatto. Ma per tenere unito un partito mai così diviso, deve pungere anche lui Conte, smentendolo sulla necessità dello scudo penale per tentare il recupero di Arcelor Mittal, tenendo il punto sulla riforma della giustizia e sul carcere agli evasori assai indigesti al Pd, blindando quota 100 su cui Renzi spara con l’artiglieria pesante. Prodi doveva barcamenarsi tra Mastella e Bertinotti/Pecoraro Scanio. Conte tra Renzi e Di Maio, difeso ormai dal solo Zingaretti. La manovra procede a fatica: chi avrà, dirà che è poco; chi pagherà, dirà che è troppo. Si oscilla tra l’ingratitudine e la protesta.

I Mercati si chiedono dove andremo a parare e lo spread ha ripreso quota. Se lo scorpione non controllerà il proprio istinto, si prospettano tempi duri per la rana. Si aggiunga che il mondo (e l’Italia) si chiedono sgomenti che paese siamo dinanzi alla tragedia annunciata di Venezia. E’ come mettere uno degli oggetti più preziosi del patrimonio familiare sul davanzale della finestra. Un colpo di vento più forte degli altri e se lo porta via. Guariremo mai dal nostro istinto distruttivo?