Ricorrono oggi due anni esatti dalla prima uscita pubblica di Giuseppe Conte in qualità di presidente del Consiglio. "Premier per caso", s’era detto, visto che era uscito da un cilindro per risolvere uno stallo altrimenti destinato a soffocare in culla il governo gialloverde. La Lega non accettava Luigi Di Maio premier, e ancor meno i Cinque Stelle accettavano Matteo Salvini. Così, fra i due litiganti finì per godere il terzo, o meglio l’outsider. Ma non c’era italiano, due anni fa, a non pensare che questo sconosciuto professore universitario fosse in realtà la controfigura, il prestanome dei due veri premier: Di Maio e Salvini appunto, ribattezzati i Dioscuri.

Ma Conte impiegò pochissimo a dimostrare di non essere affatto un Re Travicello. Già in quella sua prima uscita pubblica, cioè la parata del 2 giugno, stupì tutti smentendo e di fatto seppellendo tutta la propaganda e la retorica che avevano fatto vincere le elezioni al fronte dell’antipolitica. A un cittadino che gli urlò "Fai pulizia, cacciali tutti!", il Carneade Conte replicò così: "È sbagliato rappresentare l’Italia come un Paese di corrotti. Ci sono episodi di corruzione così come ce ne sono in altri Paesi". E così dicendo silenziò non solo il suo interlocutore, ma anche il movimento che lo aveva portato a Palazzo Chigi.

I due anni trascorsi da quell’esordio hanno confermato che l’«avvocato degli italiani» è tutt’altro che una controfigura e tutt’altro che uno sprovveduto. Senza mai urlare, senza agitare le piazze, senza mai spettinarsi, ha messo nell’angolo coloro che dovevano essere i suoi burattinai: prima Salvini, del quale ha respinto l’assalto lanciato al Papeete; e poi Di Maio, al quale ha sfilato la leadership del Movimento. Come un Andreotti redivivo, è riuscito a restare a galla quando si è ribaltata la maggioranza di governo; e quando è venuta "l’ora più buia" ha saputo tranquillizzare gli italiani. Certo con discorsi mandati in onda sempre in ritardo, o perfino di notte: ma suadenti, ansiolitici, con quei "vi consentiamo" seguiti da un immancabile "ma attenzione". Da professore del Sud ci ha impartito una serie di lezioni, che a quanto pare gli italiani hanno in maggioranza gradito.

Se poi possa resistere, lì dove l’ha messo il Caso, altri due anni, questo non lo sappiamo. Di sfide ne ha superate molte. Ma ora ha davanti quella più difficile: dar da mangiare agli affamati. Ci riuscirà?