"Quando i figli son grandi sono autonomi. Si spera anche i padri...", disse Tiziano Renzi nel settembre del 2014 quando per la prima volta nella sua vita di imprenditore e politico conobbe da vicino cosa voleva dire avviso di garanzia. "Non sono un bandito", continuò mentre stava cercando un avvocato. Tiziano e Matteo, Matteo e Tiziano. La famiglia, il pallone, la chiesa. E la politica: la Margherita e poi i Democratici. Una vita legata indissolubilmente. Sempre insieme anche se distanti tra Roma e Rignano sull’Arno, anche quando non si sentivano per giorni. Nei momenti del successo e nei giorni bui.

L’ex premier, in ogni momento della sua carriera, ha sottolineato la piena fiducia nella magistratura, quando ha acceso i riflettori non solo sul padre, ma anche sulla mamma e sull’azienda di famiglia. Non ha preso le distanze ma ha detto che se qualcuno aveva sbagliato doveva pagare qualsiasi fosse il suo nome e cognome. Lo ha detto esplicitamente. Sulle spalle ha portato il fardello delle inchieste giudiziare piovute sul babbo, dalla procura di Genova a Firenze. Non ha mai cercato di mistificare, giustificare, minimizzare. Schiena dritta. 
Le colpe dei padri non ricadono sui figli? 
 
Lui ha creduto sempre nell’innocenza come ha ribadito anche ieri sera. L’esempio della sua famiglia era il sentiero tracciato su cui era cresciuto. L’ombra delle inchieste sui padri è ricaduta sulla dem Maria Elena Boschi per il caso Banca Etruria; l’ombra dell’illegalità dei padri ha colpito poi i grillini Di Maio e Di Battista. Quantomeno imbarazzo. E carriere politiche più accidentate solo per il fatto di dover dare spiegazioni sulla moralità. Valore incommensurabile, allargato a tutto il raggio familiare. Matteo Renzi ha gioito quando sono arrivate le archiviazioni o le indagini hanno preso la strada sperata anche se ha cercato, come diceva Tiziano, di essere autonomo. La sua autonomia era "Un’altra strada". Partiva dall’ultimo suo libro la rivincita di Matteo, molto ex, sempre iscritto al Pd, ma con un ‘popolo’ pronto a seguirlo. "Il nostro luogo è domani" ha scritto. Anche se lastricato ancora una volta di intrecci giudiziari e di fango che "ha sommerso la mia famiglia perché ho fatto politica".