Francesco Totti dopo la conferenza stampa (LaPresse)
Francesco Totti dopo la conferenza stampa (LaPresse)

Orgoglio e pregiudizio. Ragione e passione. Cuore e conto in banca. Possiamo girarla come vogliamo, la storia del rumoroso addio di Francesco Totti alla Roma: ma sempre ci scontreremo con convinzioni incompatibili. Mi spiego. Non sempre il grande campione si rivela anche grande dirigente. I padroni americani della Lupa evidentemente la pensano così. Del resto, con Gianni Rivera (splendida persona, sia chiaro) al timone il Milan sprofondò due volte in B. E il mio povero amico Giacomo Bulgarelli, quando gli affidarono le chiavi del Bologna, precipitò addirittura in serie C. E non escludo che Andrea Agnelli abbia silenziosamente sviluppato lo stesso ragionamento quando ha deciso di tenere Del Piero lontano dalla Vecchia Signora: come simbolo della juventinità ha preferito il meno ingombrante (per storia e memoria) Nedved.

Dopo di che, per arrivare al cuore della Totteide, esiste quella cosa che si chiama senso di appartenenza. Un mix irriducibile di storia e di affetti, nel vorticare frenetico delle bandiere. Il pupone è oggettivamente l’ottavo Re di Roma e forse chi è romano non fatica persino a comprenderlo, un attaccamento così viscerale ad un ex calciatore, per quanto formidabile.
Ma qui è bene essere chiari, smettendola di trasudare ipocrisia. Nel momento in cui abbiamo accettato (come in Inghilterra o in Francia) che stranieri potessero essere i proprietari di un sentimento chiamato calcio (vedi Inter cinese, Bologna canadese, Roma statunitense, Fiorentina italo-americana, eccetera), beh, abbiamo consapevolmente spalancato le porte all’idea che un tizio di Boston in fondo ignori chi sia Totti nella storia giallorossa, al di là dell’omaggio alle statistiche.

Attenzione: in Germania, dove gli stadi sono sempre pieni, una legge vieta che il controllo di un club di Bundesliga possa finire in mani e in portafogli non locali. In Germania, sissignore, hanno anticipato il Salvini nostrano, prima i tedeschi, grazie e arrivederci. Riassumendo. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca e come sempre qui si chiude la stalla a buoi in fuga. Quanto a Totti, ieri poteva limitarsi a leggere questa formazione: Alisson, Emerson Palmieri, Marquinhos, Romagnoli, Rudiger, Pjanic, Strootman, Paredes, Nainggolan, Lamela, Salah.
Li ha venduti tutti Pallotta. È lì, il vero danno fatto alla Lupa.