NO, PAGARE le tasse che si pagano in Italia non è per niente "una cosa bellissima". Non lo è per mille ragioni. Ma non lo è, innanzitutto, perché non si capisce per quale arcana maledizione, se siamo tutti europei, noi dobbiamo comunque essere i più fiscalmente malmenati d’Europa. E non lo è soprattutto perché non si comprende per quale colpa da espiare dobbiamo versare più dei cittadini svedesi o tedeschi, ma, quando si tratta di ricevere servizi pubblici, dobbiamo rassegnarci a ottenere quelli dei poveri derelitti del terzo mondo.
Eppure, c’è stata una stagione nella quale un ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, colto e sicuramente snob, con il favore della sinistra radical chic, sosteneva che «le tasse sono una cosa bellissima». 

Così come c’è stato il tempo nel quale un altro signore, Mario Monti, anche lui elitario e sofisticato, diventato premier, quella massima l’ha tanto praticata da stangare a più non posso, sempre con il consenso della sinistra dei salotti, famiglie, imprese e proprietari di case, anche piccole e modeste.

Il risultato? Conti pubblici malmessi, crescita zero, investimenti al lumicino, risparmi intaccati, salari al palo. E tasse a livelli astronomici. Però (e vuoi mettere), tanti sorrisi e complimenti dalle parti di Bruxelles, non una parola fuori posto, inglese fluente e pacche sulle spalle (anzi no, perché fa troppo cheap).

Dunque, che l’oppressione fiscale sia la questione delle questioni per il nostro Paese significa semplicemente riconoscere quello che la stragrande maggioranza dei cittadini (non i professori) avverte da anni come il mostro tentacolare contro il quale combattere: un’idra vorace e feroce che tutto divora.

A modo suo e con le sue maniere, Matteo Salvini lo ha capito prima degli altri e sicuramente prima di chi, come il Pd, non l’ha ancora compreso: il consenso del leader leghista si spiega «anche» per questo. Ma ora è davvero il momento in cui la consapevolezza si traduca in azione politica. Che la manovra sia trumpiana o contiana poco conta, che l’operazione passi dalla flat tax o dalla sforbiciata del cuneo fiscale, rileva anche meno: quel che serve è tagliare presto, tagliare per tutti.