Prima di morire così, una donna è sola. Deborah, come tante vittime di femminicidio, sapeva che poteva accadere il peggio. Ma diciannove denunce non sono bastate. Non sono bastati nemmeno il carcere e la reiterazione del reato da parte del suo ex. "Ti ricordi di me?", le ha gridato lui cinque anni dopo. E in quelle parole è racchiuso tutto: l’impossibilità di sfuggire a un legame, di rifarsi una vita, di liberarsi. Una logica maschile del possesso, che è il contrario dell’amore. Ora, potremmo aggiornare le agghiaccianti statistiche, ricordare che in Italia viene uccisa una donna ogni tre giorni. Ma se tutti i tipi di omicidio diminuiscono tranne i femminicidi, non è nemmeno più una questione di numeri. C’è qualcosa che sfugge. C’è un cortocircuito che brucia le tante, lodevoli, conquiste sulla carta, in primis la legge contro lo stalking firmata da Mara Carfagna e il braccialetto elettronico contenuto nel ‘codice rosso’ in via di approvazione in Parlamento. Il problema è culturale.

Ci sono uomini che non accettano la libertà delle donne, che non tollerano la fine dei rapporti, che confondono la passione con la persecuzione. Non solo. Chi tutti i giorni lavora per contrastare la strage dice che lo stalker troppo spesso viene considerato semplicemente un corteggiatore che eccede, un amante che sbaglia. Il protagonista, insomma, di un reato minore. "Per l’ennesima volta – diceva ieri l’avvocato-ministro Giulia Bongiorno – un uomo considera una donna di sua proprietà. Una discriminazione antica di secoli, una violenza che sarà sconfitta solo quando sarà eliminata la discriminazione". La sfida è gigantesca, dunque. Ma bisogna provarci, perché lo stalking è una sciagura dilagante e a suo modo ‘democratica’: colpisce donne (anche uomini certo) di ogni età, di ogni condizione sociale. E cancella tantissimo. Sgretola la bella fotografia dell’amore che tutti abbiamo in mente. "Non ero mai riuscito a immaginarla com’era veramente. Che altro ignoravo di lei, accecato com’ero dalla mia ossessione?". Se lo chiedeva David, che la penna geniale di Philip Roth descriveva malato di desiderio per Consuela in L’animale morente. Un uomo innamorato. Ma malato, appunto. Malato di ossessione.