Roma, 16 settembre 2018 - Nessuno si senta escluso da un’emergenza sociale gravissima. Il vicino di casa e il giardiniere, il salumiere e la barista, l’insegnante. E, ancora, il parroco e la catechista. In palestra o nel campetto di periferia. Al mercato e in piazza. Per non parlare degli amici. E dei familiari. Basta omertà «perché sono fatti loro» oppure «forse è solo un litigio» o ancora «succede in tutte le coppie». No, spessissimo non è più così. E da tanto tempo. Troppo. L’allarme sociale è scattato e sono arrivate leggi ad hoc sul femminicidio ma anche percorsi dedicati negli ospedali, dove codice rosa vuol dire protezione e ascolto, sensibilità. E denuncia. Perché la strada da seguire non è tollerare, aspettare, sperare. Ma dare voce e aiuto immediatamente a chi è costretto a subire e intervenire in maniera netta e decisa su chi vuol imporre violenza e offese, soprusi in una vita di minacce. Le istituzioni chiamate in causa (forze dell’ordine, servizi sociali, e negli ospedali pronto soccorso e specialisti) hanno gli strumenti adeguati per incidere. Ma devono arrivare i segnali del disagio che cova nella coppia (coinvolgendo anche i figli) e può trasformarsi, deflagrare in tragedie, come quelle avvenute poche ore fa nel Mugello o in provincia di Potenza.

I numeri sono evidenti. Una vittima per femminicidio ogni due giorni e mezzo. Il ‘Quarto rapporto sul femminicidio in Italia’ stilato da Eures ha disegnato un quadro di sangue e terrore come epilogo di rapporti radicalmente distorti, che alla base si fondano su un’arretratezza culturale di stampo primordiale che non vede alternativa se non nella sopraffazione della violenza. Del più forte, ma solo nel gesto definitivo. Per la vita degli altri e per la sua. Nel 2016 sono state uccise 150 donne, il 37,1% del totale degli omicidi, la percentuale più alta in Italia dal 2000. Nel 2017 e nel 2018 la tendenza non è mutata. E si ammazza sempre più in ambito familiare: dal 66,3% del 2000, si passa al 76,7% del 2016.

Numeri che colpiscono. Ricordiamoceli. Non chiudiamo la finestra quando sentiamo urlare nella casa accanto. Laddove cova l’intolleranza di coppia, dove liti e dissapori sono il buongiorno e la buonanotte ci sono due persone da aiutare. E i figli da proteggere. La donna certo ha urgente necessità di tutela immediata. Di sostegno. Ma di ascolto e aiuto ne ha bisogno anche l’uomo che calpesta la dignità. Di compagno, di marito, di padre. Di persona. Di esempio.