Nicola Zingaretti ha sicuramente buoni motivi per festeggiare. A rischio era la sua leadership, ma per una serie di combinazioni per lo più non derivanti da suoi meriti, può rimanere saldo in sella. Vincenzo De Luca, Michele Emiliano e il risultato della Toscana hanno salvato il Pd e il suo...

Nicola Zingaretti ha sicuramente buoni motivi per festeggiare. A rischio era la sua leadership, ma per una serie di combinazioni per lo più non derivanti da suoi meriti, può rimanere saldo in sella. Vincenzo De Luca, Michele Emiliano e il risultato della Toscana hanno salvato il Pd e il suo segretario dal rischio di una rovinosa caduta. Il paradosso, però, è che le vittorie dei democratici sono arrivate proprio laddove non c’era nessuna alleanza con i grillini. Anzi, laddove c’era aperta contrapposizione. E, al contrario, in Liguria ma anche nel collegio senatoriale del Nord Sardegna, il patto Pd-5 Stelle è stato sconfitto nelle urne.

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Eppure, Zingaretti continua a sostenere la prospettiva di un accordo stretegico con il Movimento. Ma se la retorica pubblica appartiene ai riti delle dichiarazioni post-elettorali a caldo, quello che conterà davvero sarà la sostanza delle decisioni delle settimane che verranno. In che modo, insomma, lo stato maggiore del Nazareno farà valere il radicale cambio di equilibrio e di forza nella maggioranza certificato dal voto popolare? Il leader del Pd, in altri termini, darà battaglia per ottenere il via libera dei grillini al Mes o giocherà in difesa come ha fatto finora su questa, come su altre decisive partite di governo? Vedremo. Certo è che i tatticismi e i giochi di potere portano poco lontano e che il successo salva-tutto è venuto dai governatori in guerra con i 5 Stelle.