Stavolta, comunque la rigirino, non è andata bene. Ci sarà la conquista delle Marche (non poco!), il buon risultato in Valle d’Aosta, una Ceccardi che risale la china spaventando Giani in Toscana. Ci saranno buoni esiti locali. Ma tirate le somme, il bilancio del centrodestra ha...

Stavolta, comunque la rigirino, non è andata bene. Ci sarà la conquista delle Marche (non poco!), il buon risultato in Valle d’Aosta, una Ceccardi che risale la china spaventando Giani in Toscana. Ci saranno buoni esiti locali. Ma tirate le somme, il bilancio del centrodestra ha un segno meno. Sia in termini assoluti, sia soprattutto in confronto alle aspettative che in politica valgono ancora di più.Sono in rosso i partiti, che non sfondano, e pure i leader che restano in una palude in cui non si capisce bene chi esca più forte degli altri, perché quasi tutti sembrano uscire un po’ più deboli di prima.

Non c’è effetto Berlusconi post San Raffaele, non c’è effetto Salvini azzoppato dalla seconda sconfitta post Papeete, ci sono chiari sintomi di crescita della Meloni che vanta il successo di Acquaroli, ma si carica sulle spalle la Caporetto di Fitto. Ora, è probabile che nulla sarà più come prima: Zaia che prende con la sua lista il triplo dei voti della Lega, sente già stretto l’abito del governatore; come Toti che ha riconquistato la Liguria. Due leader di prospettiva in una coalizione che di tempo per maturare e meditare ne avrà in abbondanza, perché le urne nazionali si allontanano nonostante la richiesta post referendum di Salvini. Oggi resta il 3 a 3 mentre si dava per certo almeno il 4 a 2 , e l’ex "capitano" coltivava il sogno del 7 a 0. E la matematica, anche in politica, non è un’opinione.