Se gli anni che finiscono con 8 ci hanno abituato a segnare la storia, quelli che terminano con il 9 non sono da meno. Fedele al motto «è successo un Quarantotto», lo scorso anno ha dato alla luce il primo governo giallo-verde della storia repubblicana. Inedita alleanza che ha scompaginato la politica. Per quest’anno è già stata scomodata la crisi del ’29. 

Il diciannovisimo – quel periodo dove tutto si ribaltò aprendo una stagione non felice – e la caduta del muro di Berlino nel 1989. Comunque vada, il '19 del terzo millennio, sulla carta, sembra destinato a cambiare il corso di una storia, quella delle istituzioni europee, da sempre costruita come un moto ondoso, arretra per poi ripartire. Il responso delle urne dirà quale sarà la direzione e misurerà la forza (o la debolezza) del fronte sovranista nel Parlamento europeo.

La bussola è nelle mani degli elettori, al governo il compito di far pesare il ruolo dell’Italia nel momento in cui si comporrà la nuova commissione, si deciderà la presidenza, si assegneranno i portafogli: pretendere e ottenere un commissario economico sarebbe buona cosa. Oggi, però, oltre 16 milioni di italiani voteranno anche per rinnovare sindaci e consigli comunali in 3.779 Comuni italiani. Il Piemonte sceglierà il nuovo governo regionale. In Emilia-Romagna 656 candidati concorrono alla poltrona di primo cittadino in 235 Comuni. Tra questi ci sono cinque capoluoghi di provincia – Modena, Reggio Emilia, Forlì, Cesena e Ferrara – e centri di rilievo come Carpi, Sassuolo, Mirandola, Cervia, Fidenza, Lugo, Casalecchio di Reno e San Lazzaro di Savena. Prove generali per il rinnovo della giunta regionale, si presume tra fine anno e i primi mesi del ’20.

In Veneto va alle urne Rovigo. Nelle Marche i Comuni al voto sono 153. La sfida più importante è ad Ascoli Piceno, territorio del cratere del terremoto del 2016. Si vota anche a Urbino, Fano, Recanati, Potenza Picena e Osimo. È vero che ogni elezione fa storia a sé, ma sui delicati equilibri della politica nazionale, il voto amministrativo è rilevante quanto quello per Strasburgo. Per le elezioni europee si vota con il sistema proporzionale puro: sono, perciò, il termometro perfetto per misurare la forza relativa dei partiti. Il voto amministrativo – specie dove si andrà al ballottaggio – è la cartina di tornasole ideale per misurare la capacità di tessere alleanze per governare le città. Qualità indispensabile – a legge elettorale vigente – per la conservazione di Palazzo Chigi e, un giorno, per la sua conquista.