Domani andremo a votare per cinque scenari diversi. Primo. Salvini e Di Maio dicono all’unisono che il governo durerà altri quattro anni. Nessuno ci crede, a cominciare da loro perché le differenze tra Lega e Cinque Stelle si sono ingigantite giorno per giorno e soprattutto perché è caduto in modo irreparabile il rapporto di fiducia tra i due leader sul quale si è retto finora il governo. Il futuro del gabinetto Conte dipende dall’ampiezza della forbice tra i due partiti. E’ vero, come dice Di Maio, che il suo gruppo parlamentare è molto più ampio di quello leghista, ma se Salvini fosse sopra nei voti di almeno sei punti sarebbe impossibile non ridiscutere i rapporti di forza in modo consistente. Non tanto nella distribuzione delle ‘poltrone’ quanto nell’attuazione del programma, dal Tav alle Autonomie, dallo sblocco effettivo delle grandi opere pubbliche alla riforma della giustizia. Temi sui quali il Nord rumoreggia da tempo. Accetterebbe il Movimento di farlo? Secondo. Alle elezioni del 4 marzo 2018 il Pd precipitò a 18 punti, il peggior risultato sempre. Il M5S schizzò a 32. 

Di quanto si avvicineranno domani i due partiti? Un sorpasso sarebbe devastante per i grillini. Una distanza minima darebbe fiato a chi nel Pd pensa che dopo le elezioni politiche anticipate (non si sa quando) potrebbe riaprirsi un discorso tra i due partiti e garantirebbe al M5s un secondo forno alternativo a quello leghista. Terzo. Il centrodestra. Quanto valgono Forza Italia e Fratelli d’Italia? L’unico che dopo elezioni anticipate vorrebbe tornare al centrodestra classico è Berlusconi. Il Cavaliere chiede di votarlo per dare una mano di vernice moderata alla facciata sovranista. Salvini vorrebbe andare soltanto con la Meloni. La Meloni vorrebbe la stessa cosa, ma negli ultimi giorni ha fatto capire che se fosse necessario potrebbe ripensare al Cavaliere. Ancora una volta contano i numeri e il successo della Lega in quelli che saranno singoli collegi maggioritari delle elezioni politiche. Chi potrà permettersi che cosa? Quarto. Domani si vota in Piemonte e in 3846 comuni, di cui 6 capoluoghi di regione e 23 capoluoghi di provincia. Sono elezioni fondamentali per capire se è ancora inarrestabile l’ondata di centrodestra che dopo il 4 marzo 2018 ha conquistato sei regioni. Se il Piemonte passasse al centrodestra, per la prima volta si colorerebbe di verdeazzurro l’intero Nord fino ai confini con l’Emilia Romagna, vero obiettivo della Lega in autunno. Se vuole mantenere comuni importanti come Firenze e Bari, i sindaci di centrosinistra debbono vincere al primo turno, rischiando molto al ballottaggio. Un eccessivo indebolimento del centrosinistra e dei 5 Stelle peserebbe anche a livello nazionale. Quinto scenario. L’Europa. Avremmo dovuto aprirci. Ci chiudiamo travolti dalla lotta nazionale. L’Europa è troppo importante per farne a meno, ha sbagliato troppo per restare la stessa. Comunque vada, Lega e Cinque Stelle apparterranno a coalizioni minoritarie a Bruxelles. Riusciranno a far pesare i loro voti nella futura coalizione? Riusciranno ad assicurare all’Italia un commissario economico? Quale sarà il peso dei nostri tra i socialisti e i popolari? La posta in gioco è troppo alta per disertare le urne. Andiamo a votare.