Il prossimo 23 marzo, con l’insediamento del nuovo Parlamento, sarà la data decisiva per il futuro dell’Italia. Il 23 marzo ricorda due importanti eventi storici di opposte connotazioni. Il 23 marzo del 1848, fra grandi speranze ed entusiasmi, iniziò la prima guerra d’indipendenza, come guerra di liberazione. Il giorno prima si erano concluse vittoriosamente le ‘Cinque giornate di Milano’ con la cacciata delle truppe austriache dalla città. L’inizio della prima guerra d’indipendenza vide sorprendentemente l’impegno convergente del regno sardo-piemontese e di vari corpi di spedizione non solo di volontari, ma anche dei vecchi Stati pre unitari, compreso lo Stato Pontificio di Papa Pio IX. Sempre quel 23 marzo 1848, Carlo Alberto, che il 4 marzo aveva emanato lo Statuto che poi divenne la prima Costituzione dell’Italia unita, adottò il tricolore come bandiera, accantonando la vecchia insegna dinastica sardo-piemontese. Ma a fine aprile Papa Pio IX si dissociò dal conflitto dopo le forti proteste dei cattolici austriaci. La prima guerra d’indipendenza ebbe poi alterne vicende e una sospensione. Nel marzo dell’anno seguente, mentre Papa Pio IX era fuggito da Roma ed era stata proclamata la Repubblica Romana e a Venezia la rinata Repubblica di San Marco resisteva agli attacchi dell’esercito austriaco, il Parlamento di Torino decise la ripresa della prima guerra d’indipendenza che culminò con la sconfitta di Novara (la ‘fatal Novara’) proprio il 23 marzo 1849. Quella memorabile sconfitta portò ad una profonda crisi istituzionale che vide, però, il salvataggio dello Statuto e delle istituzioni parlamentari attorno alle quali maturò, nei dieci anni seguenti, la fase ‘miracolosamente’ vincente del Risorgimento italiano.