Estendere un divieto a una particolare categoria suona discriminatorio e riporta alla mente tragici esempi del passato. Pensate soltanto ai cartelli che vietavano l’accesso ai neri, agli ebrei, ai servi della gleba e alle caste impure. Oppure ‘ai cani e agli italiani’ come si leggeva nelle ricche città straniere, meta della nostra povera migrazione. Vietare l’ingresso ai bambini al ristorante o in hotel sembra, però, meno persecutorio e preservare la clientela dalla maleducazione altrui è un dovere dell’oste e un diritto dell’ospite. Ma reo, ovvero maleducato, può mai essere un bambino? Non ricordo di aver mai messo in imbarazzo i miei genitori quando, ragazzino, li seguivo. E se, per caso, mi mettevo a fare i capricci, gli stessi genitori avevano mille strumenti coercitivi per ricondurmi a un portamento educato.
Oggi sembra che fare un rimbrotto a un bambino possa pregiudicare la sua esistenza. Per non parlare di un ceffone: il povero piccolo potrebbe restare segnato per sempre.
Io ho invece imparato sulle mie natiche che lo stampo delle cinque dita dura lo spazio di qualche minuto e contribuisce a pretendere meno e a educare di più. Non ho mai pensato che qualcuno avesse smesso di amarmi dopo una ramanzina. Non ho subito traumi indelebili perché mamma non esitava ad allungare un manrovescio. Ma soprattutto non condivido la blandizia con cui alcuni genitori cercano di educare i propri figli.
Ci sono infatti quelli che ‘poverino lascialo fare’, mentre il pargolo sta accendendo un candelotto di dinamite sotto il concierge dell’hotel. Quelli che delegano alla scuola il compito di educare, pronti però a prendere a pugni il professore perché ha messo un brutto voto al loro asinello. Quelli che hanno troppo da fare e si ritrovano presto a tribolare con adolescenti difficili. Quelli che ‘devono vivere’ senza accorgersi che, senza dovuto sostegno, presto saranno loro ad abbandonare una vita tranquilla.
In tutti questi casi un solo comun denominatore: la debolezza genitoriale. E non valgono gli alibi dell’eccesso d’amore, del piezz’e core e della passione: essere genitori è il compito più arduo che ci si presenta nella vita. Sempre ammesso che non si sistemi l’inconveniente affiggendosi al collo un cartello: “Vietato l’accesso ai miei figli nella mia esistenza”…