I no vax non possono giocare con la vita degli altri, contestando i Green pass; si parificherebbero ai “no sem” (che contestano i semafori rossi) nella geniale ironia dell’apologo ripreso da Michele Brambilla nell’editoriale di ieri. Nella dialettica tra diritto individuale ed interesse collettivo alla salute, la Costituzione consente la prevalenza del secondo sul primo anche permettendo alla legge di prevedere trattamenti sanitari obbligatori, quali appunto le vaccinazioni. Nessun limite costituzionale impedirebbe, anzi, al legislatore di imporre a tutti, tout court, quella anticovid. 

Modulare l’obbligo senza generalizzarlo ed imporre un Green pass abilitante per l’accesso a servizi, luoghi o eventi diventa anzi una scelta legislativa politica “moderata”, a fronte dell’ecatombe di caduti da Covid: superiore a quella di molte guerre, e moltiplicata da varianti assassine contro le quali affanniamo in corsa.

Non c’è dunque libertà individuale o diritto alla privacy che tenga, come ha selettivamente ed articolatamente chiarito, il 10 giugno, il Garante della Privacy. La legge (non i DPCM), che ben potrebbe imporre nuovi lockdown (i contagi salgono, la variante delta dilaga, quella epsilon incombe), si sta limitando a selettive imposizioni di Green pass abilitante, per proteggere sia il no vax da se stesso, sia tutti gli altri dal no vax potenzialmente omicida. E ricordiamo che chi bara e infetta bucando prescrizioni e divieti, potrebbe risponderne sia civilmente che penalmente.

Né vale l’obiezione individuale del non ritenere sicuri i vaccini. Che sono già sperimentati a dovere, canonicamente approvati e certificati, e comunque mai a rischio zero, ma sempre indispensabili a contrastare rischi collettivi centinaia di volte maggiori. Chi pretende di non vaccinarsi non può pretendere di mettere a rischio gli altri. Idem per chi, gestendo eventi, ristoranti o discoteche, vorrebbe ignorare il ritorno della pandemia. La legge, dunque, potrebbe andare ben oltre le selettive previsioni di Green pass abilitanti. Violare quei limiti non è disobbedienza civile, ma comportamento potenzialmente criminale.

Ben oltre le prescrizioni del governo possono andare già i privati, pretendendo dai propri dipendenti, o clienti, o visitatori, accessi subordinati a idonei certificati vaccinali. Incomprensibili restano persino talune resistenze sindacali, e ragionevoli le pretese, anche confindustriali, di soli vaccinati al lavoro.