La coincidenza, dicono, è stata casuale. Ma la contemporanea celebrazione in questo fine settimana dell’ottava Leopolda a Firenze e della ‘Campagna d’ascolto’ di Forza Italia a Milano consente di monitorare in diretta il ‘sentiment’ di una parte importante del mondo politico. Renzi è atteso per proporre, Berlusconi vuole ‘ascoltare le categorie’, ma domani farà anche lui le sue proposte. In un Paese di voltagabbana, le attenzioni principali sono per Milano, piuttosto che per Firenze. Renzi viene visto in fase calante e si sa che molte persone che dopo il 41 per cento del 2014 erano pronte a gettarsi nel fuoco per l’allora presidente del Consiglio, in questo week end resteranno a casa. D’altra parte, esattamente dieci anni fa, il 18 novembre del 2007, Berlusconi non veniva visto come un uomo solo e disperato quando arringò la folla dal predellino di un’auto in piazza San Babila? Cinque mesi dopo era presidente del Consiglio. Ricordate per decenza le abitudini di noi italiani, andiamo alla sostanza. Renzi deve raccogliere più voti possibili alla sua sinistra, dove la coperta si è fatta corta.
L'Mdp non sarà recuperata mai: il presepe non piace e basta. Aggiungere pastorelli è inutilmente costoso. La corte si restringe a Pisapia, Bonino e ai Verdi. Clienti difficili, amici esigenti e dubbiosi. Ma Renzi ne ha bisogno. Come ha bisogno di Angelino Alfano che ieri in direzione nazionale ha preso ancora un po’ di tempo per convincere Maurizio Lupi, ma quasi certamente si schiererà col Pd in cambio di una ragionevole rappresentanza parlamentare. Alfano,Pisapia e Bonino possono assicurare a Renzi almeno quel 5 per cento decisivo per superare la soglia psicologica del 30 per cento, nelle valutazioni attuali. Il partito di Alfano non voterà prevedibilmente il biotestamento e nemmeno lo Ius Soli nella formula attuale. Renzi sa d’altra parte che questa è la linea del Piave per l’accreditamento a sinistra e il centrodestra spera vivamente che ce la faccia perché avrebbe un nuovo, insperato sostegno nella caccia ai voti moderati (anche molti sindaci del Pd vedono questa norma, comunque la si giudichi, come il fumo negli occhi). Berlusconi va avanti per la sua strada. Lui sta facendo scouting di facce nuove da almeno due anni, ma riceveva fino a poco fa una sequela di no, grazie. E’ impressionante vedere come il vento sia cambiato nelle ultime settimane. È assediato e deve badare a che le persone più importanti del partito non facciano blocchi preventivi a sua insaputa. Si sa che i rapporti con Salvini sono delicati. E più il capo della Lega cerca di incastrarlo ( il ‘contratto dal notaio’ contro gli inciuci), più lui sale un altro gradino nella scala del Padre della Patria, assicurando capacità di mediazione (ricordate ‘mi faccio concavo o convesso’?), sostegno internazionale (Di Maio non ha affatto convinto gli americani) e una guida sicura del Paese (anche per interposta persona) verso la ‘rivoluzione moderata’. Per uno che nel ’94 mise insieme Bossi e Fini che non si salutavano è quasi un gioco da ragazzi. Naturalmente sia Renzi che Berlusconi (e Salvini) dovranno rendere conto a un opinione pubblica ormai matura del costo delle promesse pre elettorali, della compatibilità con i conti e dei tagli da fare. Ma al tempo stesso hanno un gran bisogno di voti per potersi alleare nel caso nessuna coalizione si riveli autosufficiente. Ma questo è un altro discorso.