"Le religioni purtroppo hanno una buona dose di corresponsabilità nei vari casi di violenza di genere": afferma, con ragione, Paola Cavallari, responsabile dell’Osservatorio interreligioso sulle violenze delle donne. Ma poi, come andare avanti nella denuncia, nel lavoro di critica? La questione non è chiara. Sono le tradizioni religiose in sé, con i loro sacri testi, a fondare la subordinazione delle donne che apre la porta alla violenza, oppure le istituzioni maschili che rappresentano i vari credo religiosi ad avere dato una direzione misogina all’insegnamento divino? Cavallari sembra optare per la prima ipotesi, mettendo sotto accusa il ruolo attribuito a Eva nell’episodio fondativo del peccato originale. Questo, a un primo sguardo, può spiegare la colpevolizzazione delle donne nelle tre religioni che prendono le mosse dal testo biblico. Ma oggi studiose donne stanno sottoponendo i testi fondativi delle religioni a un esame critico che ne mette in luce la lettura tendenziosamente misogina di un testo che non lo è, ma che anzi spesso apre alle donne nuovi spazi. In sostanza, religioni che hanno dato – se pure in misura diversa – un riconoscimento spirituale alle donne, sono state trasformate dalla cultura patriarcale nella quale si sono affermate. Invece di incolpare le religioni in sé, è meglio rileggerne i testi e la storia con occhi di donna, restituendo dignità e importanza alle donne del passato e del presente.