È il momento di fare tutti il tifo per l’Italia, certo. Ma è anche il momento di fare un bell’esame di coscienza. Se una parte dei Paesi europei non si fida di noi, non è per tutta colpa loro. Purtroppo raccogliamo la fiducia che abbiamo meritato. Facciamo pure il tifo e uniamo gli sforzi tra maggioranza e opposizione per portare a casa il migliore aiuto possibile da Bruxelles. Ma non facciamo anche i puri. La solidarietà è sicuramente un dovere in un’unione, ma siamo realisti: l’Europa solidale è un mondo ideale. In quello reale per ora contano ancora Stati e politica. Non è solo questione tecnica di rating e spread: ciò che dobbiamo riguadagnare è un più ampio sentimento di fiducia.

Siamo il Paese dove un grande cantiere impiega 8 anni per partire. Il Paese con un debito mostruoso e tante spending review fallite. Una nazione manifatturiera dove le tasse sono un incubo e si fa impresa nonostante il fisco. Lo Stato dove l’emergenza Covid si affronta con un atto, il decreto Rilancio, che ha bisogno di 155 decreti attuativi per funzionare. Il Paese dell’evasione fiscale mai contrastata a fondo, perché ritenuta funzionale per motivi elettorali o come ipocrita scorciatoia per la coesione sociale. Si dice che l’Olanda ce l’ha con noi? Vero, però negli ultimi 20 anni il Pil olandese è salito del 30%, quello italiano del 3%. Dal 1992 al 2017 la produzione industriale italiana è diminuita del 5%, mentre è cresciuta del 164% in Germania. La produttività si aumenta con l’efficienza. E che dire del lavoro? Riforme insabbiate nella farsa dei navigator, oscurate dal reddito di cittadinanza e dal flop delle politiche attive. Vogliamo poi citare quota 100 ovvero le pensioni anticipate? Difficile regalare altri soldi a un Paese che li spende così e non per rendere più efficiente il sistema. Se l’Europa ci chiederà riforme per modernizzare l’Italia, non spaventiamoci. Migliorare l’Italia non è macelleria sociale. Abbandonare i giovani in un mondo del lavoro che privilegia le parentele alle competenze, accettare una sanità in costante emergenza, tollerare un fisco insostenibile e una burocrazia tentacolare, questa è macelleria sociale. E allora dal lavacro di Bruxelles non fuggiamo dando la colpa agli altri. Prima di chiederci cosa può fare la Ue per noi, domandiamoci cosa possiamo fare noi per rendere migliore questa unione.