Il tribunale del popolo grillino 4.0 si è espresso attraverso la "sacra" piattaforma di Rousseau. Salvini è salvo, il governo anche. Ministri e capi del Movimento possono conservare la poltrona e, almeno all’apparenza, possono salvare la faccia e i principi dell’ortodossia giustizialista dei 5 Stelle. Si può sostenere a ragione che la sentenza (e il termine mai come in questo caso non è improprio) era prevedibile.

E poco conta almanaccare sulla genuinità e sulla trasparenza del voto, come anche sua sua orientabilità da parte del vertice dei 5 Stelle. Di certo, però, l’ampiezza del responso a favore del leader leghista la dice lunga sulla trasformazione in senso governista della stessa base grillina. Dunque, non solo i vertici, ma anche i quadri e i militanti sono pronti a far buon viso a cattivo gioco e a scarificare le vecchie regole del gioco. Pur di rimanere dentro il gioco del potere.

A questo punto, però, può valer la pena, più efficacemente, di interrogarsi sugli effetti politico-culturali di questa operazione che presenta tratti tanto spregiudicati quanto inquietanti. Come ha acutamente osservato Antonio Polito, era dai tempi di Ponzio Pilato che non si chiedeva al popolo di emettere un verdetto giudiziario e scegliere chi condannare tra Gesù Cristo e Barabba. E, invece, nell’anno di grazia 2019, qualche secolo dopo l’età dei lumi, il principio della separazione dei poteri, la religione civile di Cesare Beccaria, ci siamo ritrovati nel bel mezzo di un ritorno a una forma di giustizia "popolare" in versione digitale, ma non per questo meno sommaria e brutale. E se fino a oggi si è riflettuto scarsamente su questo aspetto del meccanismo messo in atto dai grillini, privilegiando la dimensione dell’impatto politico immediato sulle sorti del governo, forse converrà fermarsi a trarre qualche conseguenza più profonda dall’atto, si spera unico, andato in scena ieri. Anzi, i primi a farlo dovrebbero essere gli stessi artefici di questa parodia di giustizia online: la democrazia diretta spinta su questi terreni rischia di diventare l’anticamera di un futuro che non vorremmo somigliasse alle età più buie della storia.