Ci sono anche quelli che non mollano. Che non devono tornare a bordo, perché non sono mai scesi. E se gli affibbi l’etichetta di eroi, sono pure capaci di mandarti a quel paese. Giusto. Gennaro Arma, il comandante Arma, non è un eroe: è un Comandante. Dunque, sta con la sua gente. A maggior ragione se la nave è una specie di lazzaretto, un incubatoio di coronavirus, una reazione a catena di contagio. Il mondo è pieno di persone che stanno rischiando la pelle con questa epidemia. Quelli che si ammalano, e non ce la fanno. E quelli che devono accudire gli ammalati. 

Come il dottor Li Wenliang, tra i primi a lanciare l’allarme, tra i primissimi ad essere zittito dal regime, morto a 34 anni del male che ha fatto conoscere al suo Paese, molto prima di quando il suo Paese lo abbia fatto sapere al mondo. Il comandante Arma, e gli altri italiani a bordo della Diamond Princess alla fonda nel porto di Yokohama, quasi tutti marittimi, croceristi della pagnotta e non del divertimento, sono una specie di Li.

Perché le tremila e passa persone che stanno a bordo, con un numero di ammalati che cresce ogni giorno, blindati nelle loro camere, non vanno curati solo con le medicine. Vanno accuditi e confortati con i dolcetti fatti a cuore che Gennaro ha fatto distribuire nel giorno di San Valentino, con le rassicurazioni, con gli incoraggiamenti che partono dalla sala comando, con qualche prelibatezza preparata in cucina. Tutti luoghi che non sono esenti dal Covid-19. Tutte cose che non stanno scritte in un manuale, ma fanno parte della sensibilità personale. Che a Gennaro non manca. Perché si chiama Gennaro, come il suo santo. Ma avrebbe potuto chiamarsi Ciro, Diego, Pasquale. Da quelle parti il cuore batte forte, e pure il coraggio.

Per questo gli altri torneranno a casa con questo benedetto volo militare, e lui resterà a bordo. Del resto, si dirà, che deve fare? Mica è una notte buia con la nave coricata sugli scogli di una isola del Tirreno. Mica può dire: signori in bocca al lupo, io prendo il charter di Di Maio e torno a casa. Ovvio. Ma Gennaro è come i sanitari che si affannano nei reparti in Cina, in Italia e in ogni angolo del mondo. E’ come tutti quelli che stanno cercando di limitare i danni del coronavirus. Sulla Diamond l’orchestra continuerà a suonare, e sarà lui, Gennaro, a spegnere l’ultima luce. In bocca al lupo, comandante Arma.