In fondo Jessica e Pamela sono due figlie del nostro tempo. Semplice, adesso che le hanno uccise, accostare le loro vite difficili, avvicinare l’immagine scomposta del tranviere-assassino di Milano al fantasma degli spacciatori nigeriani di Macerata. Banale ed elettoralmente redditizio, dopo, mettere sullo stesso piano lo sgomento e la paura, la rabbia e il senso di impotenza. Poi però ti affacci sulle esistenze complicate di queste due ragazze e ti rendi conto che la realtà è dannatamente complessa. 
Anche per questo vorremmo tutti avere più certezze. Certezza sui fatti, prima di ogni cosa, per capire esattamente quel che è successo. Certezza sulle conseguenze, che vuol dire giustizia, e la giustizia non ha bisogno né di aggettivi né di giustizieri.

Poi la certezza che non succeda più, e ci mancherebbe. Per tutte le altre Jessica e Pamela che hanno diritto alla sicurezza. Puoi trasferire un questore e mettere il tema in cima all’agenda fino alla prossima emergenza, ma alla crudeltà e alla violenza si risponde soprattutto con la serietà. Chi picchia un carabiniere paga, semplicemente paga. Come paga chi non si occupa di una giovane donna. E paga, dovrebbe pagare, anche chi gira la testa dall’altra parte.