Non fosse stato per la solida tenuta del mite (ma non arrendevole) Giovanni Tria, il Def approvato ieri dal governo sarebbe stato scritto davvero sull’acqua. E invece, per quanto rimanga comunque un programma elettorale, conserva almeno la cornice di un Documento con qualche numero realistico e non immaginifico. 

Volenti o, meglio, nolenti, Matteo Salvini e, soprattutto, Luigi Di Maio hanno dovuto fare i conti con la drastica frenata dell’Azienda Italia: e così la previsione di una crescita del Pil allo 0,2 è eccessiva, ma non velleitaria. 

Quello che, al contrario, appare un’illusione ottica è la possibilità/capacità di realizzare un abbozzo di flat tax e, insieme, di scongiurare l’aumento dell’Iva da gennaio prossimo. Le due misure, da sole, valgono almeno 35 miliardi di euro. Presumere di recuperare risorse per un ammontare tanto rilevante attraverso tagli di spesa e riduzioni di agevolazioni fiscali significa non avere dimestichezza con il bilancio pubblico e con tutto quello che, a livello di interessi e categorie, ma anche di bisogni, c’è dietro. Sarà compito del ministro dell’Economia, Tria o chi sarà al suo posto a settembre, spiegare il senso delle coperture della Ragioneria dello Stato.