Tocca a chi governa sgombrare il campo da equivoci, non detti, intese riservate, rischi e ambiguità sul cosiddetto Mes. Ma una volta fatta chiarezza, a differenza di quanto accaduto per Fiscal Compact e Bail-in, per il nostro Paese rimarrà ugualmente tutto in piedi il gigantesco Moloch del debito pubblico. E a esso continueremo ineluttabilmente a fare sacrifici in termini di ingenti risorse per interessi e, dunque, di futuro sottratto ai nostri figli, fino a quando la classe politica non sarà matura al punto tale da affrontare e gestire in maniera diretta e leale verso il popolo il processo di riduzione della enorme mole di debiti che abbiamo sulle spalle. O, se questo non accadrà, fino a quando, Mes o non Mes, ci verrà imposta, per una via o per l’altra, la ristrutturazione del debito.

E allora se così stanno le cose, vale la pena, a futura memoria, accendere un faro non sui tagli di spesa che si potevano fare e che non si sono fatti, sugli sperperi elettorali e su quelli di bandiera che si sono accumulati e sommati anche solo nell’ultimo quinquennio. Il governo Renzi, per cominciare, ha dilapidato un patrimonio, tra il bonus degli 80 euro e gli sgravi contributivi per le assunzioni, di circa 80 miliardi di euro. Il governo giallo-verde, a sua volta, ha messo oltre 40 miliardi di euro per Quota 100 e Reddito di cittadinanza per il triennio 2019-2021. L’esecutivo giallo-rosso, tra sterilizzazione dell’Iva e taglio del cuneo, ha ipotecato oltre 26 miliardi solo per il 2020.

Siamo sicuri che non non sarebbe stato meglio utilizzare tutta questa montagna di risorse per tagliare il debito e presentarci con i compiti a posto a fare la voce grossa al tavolo del Mes?