Il Coronavirus non guarda al colore della pelle e alla nazionalità, ma la politica si. Così quegli stessi politici che ci hanno rinserrato in casa per tre mesi stravolgendo le nostre vite e gettando in ginocchio l’economia, faticano adesso ad assumere analoga fermezza verso coloro che cercano di entrare clandestinamente in Italia proveniendo da zone a rischio virus, e mettendo così di fatto in pericolo quel minimo di sicurezza sanitaria che era stata faticosamente raggiunta. Sono la cautela politica e l’ideologia più che le idee chiare a far velo alle ultime prese di posizione governative in fatto di migranti, in un campo invece in cui l’ideologia non serve.

Nessuno vuole scatenare la caccia all’untore, nessuno pensa che i pericoli di un ritorno della pendemia siano da ascrivere solo agli immigrati, ma sarebbe cieco non vedere la realtà: buona parte dei nuovi casi registrati negli ultimi giorni appartiene a persone giunte dall’estero e in particolare da nazioni dove i controlli sanitari sono carenti o inesistenti, sia che parliamo di arrivi "regolari" per i quali sono stati predisposti i naturali filtri, sia soprattutto per gli arrivi clandestini, che per definizione sfuggono ogni controllo. Ma siccome è argomento scomodo, molto poco politicamente corretto, ecco che le autorità cercano di evitarlo, e di nascondere la polvere sotto il tappeto.

Tutta la politica migratoria di questo governo è d’altra parte improntata da questo principio, a cominciare dai numeri: nei primi dieci giorni di luglio si sono registrati oltre ottomila sbarchi contro i tremila dello stesso periodo del 2019, ma sfidiamo chiunque a leggere una qualche dichiarazione allarmata del ministro.

Il fatto che numerosi clandestini appena sbarcati siano positivi al virus non è invece sfuggito agli abitanti di diverse città della Calabria, solitamente ospitali e mai ostili agli immigrati, che sono scesi in piazza, temendo per la propria salute e per le ripercussiosi sul turismo. La sinistra ovviamente si è girata dall’altra parte, già alle prese con la riforma dei decreti sicurezza che annuncia da un anno ma non ha la forza di promuovere. Capiscono che le proteste hanno un fondamento, che la realtà ha una sua prorompente evidenza poco in sintonia con il racconto buonista stile Riace. L’ideologia ancora una volta fa premio sulla realtà. Chissà se anche il Covid la pensa allo stesso modo.