Il fattore C della crisi che oggi diventerà ufficiale si interseca con il fattore R che gli ha dato una svolta inattesa e con il fattore S che l’aveva provocata. C sta per Conte, R per Renzi, S per Salvini. Ma è tra i primi due che s’indirizza la partita, di cui il Paese attende un esito che purtroppo potrebbe non arrivare. È da sei-sette mesi che l’Italia è di fatto senza governo, prima impelagata nelle sabbie mobili di una infinita campagna elettorale europea e poi nei postumi del confronto stesso, ed è da tempo che gli italiani auspicano un rilancio. La politica si perde nelle parole ma l’economia non attende, e le clausole Iva e nomine europee cruciali per il Paese bussano alle nostre porte.

Oggi il presidente del Consiglio dovrebbe dimettersi e in qualche modo indirizzare i tempi della crisi. Ma si illude chi pensa che il probabile esito M5S-Pd possa rivelarsi una soluzione se non definitiva per lo meno stabile e comunque di per sé vantaggiosa per il Paese. Certo, la voglia di non votare è un collante formidabile, la futura elezione del presidente della Repubblica cui aspirano i pesi massimi del Pd è alla base del patto di governo coi Cinquestelle, ma il peso dei fattori C e R non tarderà a farsi sentire. Il premier Conte si è mosso bene ed è in cerca di un bis personale.

Possono i democratici accettare di sostenere un governo retto dallo stesso uomo che fino a dieci giorni fa era a braccetto di Salvini? E se non accadesse, può l’uomo al massimo di gradimento in tutti i sondaggi uscire di scena senza colpo ferire, né adesso né tra qualche tempo magari con una sua lista? Poi c’è il fattore R. Matteo Renzi con un mossa tanto abile quanto spregiudicata ha messo fuori gioco Salvini e Zingaretti, perché ha mostrato i piedi d’argilla del primo e palesato l’inconsistenza del secondo. Anche se il governo partisse, un mattatore del suo livello può non esser tentato di riscuotere un successo del genere? I sondaggi lo danno molto basso ma quando azzanna la preda Renzi finisce sempre per galvanizzarsi. E sappiamo che con lui di mezzo la stabilità c’è solo se a comandare è Renzi, altrimenti è tempesta.