Come si è scritto altre volte, il Governo fra Lega e 5 Stelle era partito da un’analisi esatta del problema dell’economia italiana. Aveva sostenuto che il solo modo di allentare il nodo scorsoio costituito dal debito pubblico è una crescita economica più forte, la quale, alimentando il gettito fiscale, permetta di migliorare il rapporto fra il debito e il Pil.
Questa rimane una verità, ma il fatto è che a quella analisi non è seguita una politica conseguente. In oltre un anno di governo non vi è stato alcun provvedimento capace di rilanciare la crescita: nulla che abbia alimentato la fiducia del mondo privato; nulla che abbia fatto della spesa pubblica un motore di crescita.
In più, la gestione dei rapporti con l’Europa è stata disastrosa, tanto che a fine dicembre il governo ha dovuto di colpo riscrivere il bilancio tagliando gli investimenti pubblici che erano il solo capitolo che poteva contribuire alla ripresa dell’economia. 
Come ha giustamente fatto osservare ieri la Confindustria, profilandosi una crescita sostanzialmente nulla nel 2019, il deficit del bilancio salirà molto oltre il limite convenuto con la Commissione Europea – si parla di un 2,4- 2,45 per cento al posto dell’1,9, mentre il rapporto debito-PIL è destinato a superare il 133%. Lo spread è un sintomo che i mercati valutano questa difficoltà.
Qual è la conseguenza di questa situazione? Essa si presenta sotto forma di un dilemma senza soluzioni. Perché di fronte a un’economia stagnante, se domani il governo volesse sostenere l’economia attraverso la finanza pubblica, rischierebbe la crisi finanziaria. Se invece, temendo la crisi, il governo darà priorità a una riduzione del deficit, renderà ancor più grave la caduta dell’economia reale. Dunque stiamo andando verso una situazione analoga a quella che si determinò nel 2011 quando si dovette formare in tutta fretta un governo che aveva come unico obiettivo quello di evitare una crisi finanziaria anche a costo di aggravare la condizione reale del Paese. Questo è il bilancio di un anno. Non resta che sperare che i risultati delle elezioni impongano una svolta.