La crisi di governo più pazza della storia repubblicana sta per arrivare nelle sapienti mani del capo dello Stato. Calendarizzate le comunicazioni del presidente del Consiglio al Senato per il 20 agosto, seguiranno le dimissioni di Conte che salirà subito al Colle. Dal 21 agosto in poi, infatti, il Quirinale darà subito luogo alle consultazioni di rito con l’apertura dello studio della Vetrata. Lì sfileranno in ordine crescente (dal più piccolo al più grande) i gruppi parlamentari, i quali potranno farsi accompagnare, se lo vorranno, dai leader dei loro partiti.

Ascoltati tutti con grande attenzione, Mattarella deciderà se non vi sono, o vi sono, soluzioni alternative allo scioglimento delle Camere e all’interruzione di una legislatura, la XVIII, che diventerebbe così la più breve della storia repubblicana. Una decisione, quella di portare il Paese a elezioni anticipate, che nessuno presidente della Repubblica prende mai a cuor leggero. La Costituzione stessa, del resto, gli impone di cercare e verificare se vi siano le condizioni per trovare, in Parlamento, un’altra – e nuova – maggioranza.

Ma dato che Mattarella – a differenza, per capirsi, di Giorgio Napolitano – non è un presidente ‘demiurgo’ (che le maggioranze aiuta a farle nascere) e neppure un presidente notaio (che si limita a registrare lo stallo tra le forze politiche senza fare nulla), le sue parole e il suo obiettivo saranno chiari. «Se volete far nascere un’altra maggioranza, dentro le Camere – dirà ai suoi interlocutori – dovete portarmi numeri certi, un programma condiviso e il nome di un premier capace di rappresentare al meglio i nuovi equilibri politici nascenti».

Le formule (governo di transizione, governo di scopo, governo istituzionale) e anche i tempi (pochi mesi, per mettere al sicuro la manovra economica, o molti anni, per arrivare alla scadenza naturale della legislatura, il 2023) lasciano il tempo che trovano, puri esercizi di stile altrui. Se, dalla maggioranza dei gruppi rappresentati in Parlamento, arriverà l’indicazione di nuove maggioranze, Mattarella le registrerà e, dopo una pausa di riflessione, conferirà l’incarico a mister ‘X’ per formare un governo. Se non le riscontrerà, manderà – magari a malincuore – il Paese a elezioni anticipate. Come prevede la Costituzione.