Tristi quei governanti che hanno bisogno del pallottoliere per fare politica, triste il Paese che da quegli uomini è retto. Come ha ricordato Pierferdinando Casini nell’unico intervento degno di uno statista ascoltato ieri in Senato, se ci sono due cose che in politica non servono sono l’angusta logica dei numeri e i risentimenti. In particolare quando i numeri sono così esigui, e il risultato di ieri sera è stato per Conte molto esiguo visto che la somma dei No e degli astenuti è stata uguale ai Sì, e il risentimento pare trovare origine nei soliti dissidi che alla sinistra hanno sempre portato malissimo.

Eppure proprio su numeri e risentimenti il premier e la sua minoranza hanno dato prova di contare in questi giorni bruttissimi per la politica italiana, in cui tutti ne escono male, ognuno con la sua parte di colpa. Il Paese si ritrova, se non dovesse cadere prima, con un governicchio in uno dei momenti più drammatici della sua storia. L’esecutivo Conte aveva governato maluccio fino a dicembre, e la drastica virata di rotta sulle sollecitazioni di Italia viva ne è la dimostrazione evidente, figuriamoci cosa potrà combinare senza una maggioranza "vera" al Senato, che si fonda esclusivamente sui senatori a vita e su quattro raccattati nelle retrovie del potere.

L’operazione responsabili è servita al premier per passare la nottata, ma non sarà sufficiente a quel rilancio del governo che Conte ha promesso. Conte ha parlato di "nuovo progetto politico", che però per diventare realtà non potrà passare unicamente per l’aggiunta di altri voltagabbana a quelli già incamerati. Come peraltro si vocifera stia accadendo. Le mezze frasi di alcuni degli aspiranti volenterosi ("per adesso non voto la fiducia, valuterò in seguito") rappresentano più di un indizio. Serviranno i contenuti, le idee, i progetti. In sostanza la politica.

Conte al Colle

Il problema è se Conte saprà, o forse anche se vorrà, tirarli fuori. Nella storia della repubblica i governi di minoranza sono durati qualche mese. Guardando i precedenti viene quindi da pensare che i conti siano solo rinviati, magari di pochissimo, al primo incidente parlamentare che visti i numeri di ieri sera sarà difficile etichettare come un incidente e non invece come il naturale esito di un azzardo, di Conte e del Pd che gli è andato dietro. Magari chissà, sarà stato un esito anche calcolato da parte del premier, che o elimina Renzi, o pensa di farlo, o si apparecchia la tavola per un’eventuale sfida elettorale in cui raccogliere i frutti della sua momentanea popolarità, magari incolpando il solito Pierino di Rignano. Per come si sono messe le cose sarà forse l’unico momento in cui Giuseppe Conte avrà reso un servizio all’Italia.