Siamo uguali di fronte alla legge, uguali davanti alla morte come ricordava Totò nella Livella, per chi ci crede anche di fronte a Dio, ma non siamo uguali di fronte al Covid. Uno tsunami economico e sociale in cui la vera distinzione non sta solo tra giovani e vecchi, sani e vulnerabili e quindi più soggetti ad ammalarsi, ma tra garantiti e non garantiti. Chi ha un reddito certo, in particolare statali e pensionati, e chi invece è esposto agli incerti marosi della pandemia. Una divisione che segna la percezione stessa del virus, delle sue conseguenze pratiche e del giudizio che abbiamo sulle misure per arginare il contagio. 

Un muro che separa due universi e di cui la politica, e in particolare le forze di governo, non riescono a cogliere la complessità, considerandosi troppo spesso espressione solo di una parte. Chi governa e assume invece decisioni molto delicate in momenti drammatici per la vita del Paese deve invece avere piena coscienza del proprio ruolo e saper andare oltre il proprio mondo di riferimento.

A chiedere misure più drastiche in questa seconda ondata sono stati il Pd e Leu, partiti che, come ci hanno raccontato gli studiosi di flussi elettorali all’indomani di tutte le ultime votazioni, raccolgono molti consensi tra popolazione matura, tra i pensionati e gli statali. Per loro una chiusura in più o in meno, a fine mese il reddito non cambia, e quindi tutta l’attenzione si sposta comprensibilmente sulla salute. Per gli altri, le partite Iva, i lavoratori in proprio, gli imprenditori, chi è in cerca di occupazione, gli impiegati in aziende private, le cose invece sono molto diverse. Le aspettative sono diverse, e la salute del portafoglio vale come quella del corpo. Con buona pace di Conte del suo mantra un po’ furbo e un po’ buonista del “solo salvaguardando la salute si può salvare l’economia“. Lo vada a raccontare ai ristoratori o gli albergatori che devono restare chiusi.

Il punto adesso non è però stilare una classifica su chi dei due abbia ragione, se sia il caso di privilegiare gli uni o gli altri, quanto ricordare che di fronte a una emergenza come questa l’unità nazionale che serve non è quella al governo ma nel Paese, e per ottenerla le misure di contrasto adottate non devono risentire di uno spirito di fazione. Garantire i garantiti solo perché sono quelli che ti hanno votato non è fomentare quel senso di sacrificio collettivo che almeno a parole Conte auspica. Solo per fare un esempio, ricordiamo bene quando il governo sulla scuola non ha avuto il coraggio di scontarsi con i sindacati per modificare l’organizzazione delle lezioni. Eppure di forza ne ha trovata quando ha dovuto bastonare bar e ristoranti.