L'avidità e la disperazione sono brutte compagne per decidere: impiccate da 4.108 milioni di debiti accumulati non solo per il Covid (Barcellona 1.173 milioni, Tottenham 933, le nostre Juventus 385, Inter 244 e Milan 103) le regine del calcio mondiale hanno fatto quello che da 3-4 anni stavano architettando. Un immenso privè esclusivo da 300-350 milioni annui a testa che spazza in breve il rosso in bilancio: e tanti saluti a solidarietà, anima e passione che pure avevano consentito al solo calcio di regalare poesia e sogno in ogni angolo del mondo.

Detto che lo spreco dei top club in contratti monstre è nauseante, ci sono però momenti di rottura nelle società in cui è difficile opporsi al cambiamento: già la Champions ha tolto alla Coppa Campioni la magia della rarità, il profumo di un torneo per soli campioni nazionali. Poi è arrivata la pioggia di soldi che ha portato come risultato la qualificazione alle fasi finali (quasi) sempre delle stesse squadre. Ora si vuole semplicemente garantire ai top club la presenza fissa in questa ricca comfort zone e limitare al minimo l’attività a basso valore aggiunto. Tirannia o mercato? Opporsi all’egoismo del cambiamento in nome della solidarietà è lodevole.

Ma chi potrà fermare un flusso così travolgente di soldi? Non sarebbe forse meglio turarsi il naso forzando correttivi al sistema e accettando l’inevitabile: nella tanto citata Nba il salary cup è meglio dell’asta per Mbappè; il draft garantisce agli ultimi di essere i primi. E la mutualità potrebbe immettere nel sistema risorse per impianti e giovani.

Poi il politicamente corretto impone di opporsi a prescindere, come diceva Totò. Ma sono quelle stesse persone che non hanno alzato un dito quando la Figc ha deciso di far ripartire A, B e C fregandosene completamente di migliaia di ragazzini che (contrariamente a tutti gli altri sport) non potevano giocare. Piacerebbe a tutti vedere ancora le vecchie maglie, i numeri fissi dei giocatori da imparare a memoria, le partite alle 15 del pomeriggio in contemporanea; sarebbe bello veder giocare ragazzini sui prati anzichè alla playstation: ma il mondo cambia e la sfida è forse governare la novità più che opporsi. Per evitare, questo sì, che le membra non dando il cibo allo stomaco facciano morire tutto l’organismo. Non l’ha detto Ceferin dalla lussuosa suite di Nyon, ma Menenio Agrippa sul Monte Sacro.