E d’improvviso l’Italia scoprì che la Lega non è solo Matteo Salvini. Ma anche (verrebbe da dire: soprattutto) Luca Zaia, governatore del Veneto, e Attilio Fontana, governatore della Lombardia. Giulio Gallera, assessore al Welfare della Lombardia, è uomo di Forza Italia. E l’Italia scoprì, inoltre, di colpo, che il Pd, dopo rottamazione e scissioni, non è solo una conventicola di litigiosi, ma può avere il volto giovane, consapevole, affidabile di Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, ovvero della città epicentro del Covid-19. Perché il maledetto virus ha mischiato perfino le carte del potere, disintegrando il teatrino della politica e mettendo in oggettiva difficoltà le sue abituali star. In ordine di sparizione, Beppe Grillo, Luigi Di Maio, Matteo Renzi, Matteo Salvini. Bravissimi quando si tratta di usare la lingua come fioretto o spada su Facebook, Instagram, Twitter e in tv.

Adesso, invece, relegati nell’ombra del palcoscenico, con il cono di luce che illumina solo la prima linea. Lì dove, coraggiosamente e quotidianamente, brillano gli ex comprimari. Oggi inusuali protagonisti, domani, forse, nuovi leader. Perché la politica si fa con il corpo, la presenza fisica, l’hic et nunc. E Fontana, Gallera, Zaia, Gori sono qui e ora, appunto. Come il Papa. Perfino Francesco, infatti, dopo aver cancellato Angelus, messa e udienze private, ha sentito il bisogno di esserci. Lo abbiamo visto camminare nel cuore di Roma – insolita figura bianca nella spettrale via del Corso e, sullo sfondo, l’Altare della Patria – per venerare, nella chiesa di Chiesa di San Marcello, il Crocifisso miracoloso che nel Cinquecento salvò Roma dalla peste. Chiaro il concetto? E, allora, consoliamoci, in questi giorni tristi: dopo le troppe chiacchiere di ieri, l’agire dell’oggi ci dà speranza per il domani.