Mi capita spesso di stupirmi di quanto mutevole sia ogni mia reazione. Quasi che il pensiero del contagio sia instabile come i suggerimenti antitetici che ci bombardano da più parti. Eppure li valuto senza pregiudizi. Sarà forse perché ho adottato il metodo di rintracciare la ragione in ognuna di queste voci.

L’epidemia si vince quando s’impara a conviverci, dicono alcuni: uniti a testuggine, riusciremo a calpestare anche il più resistente parassita. Ma non ci avevano detto che uniti ci si contagia? Dove sono finite le distanze? 

Si capisce che anche la testuggine è sociale, figlia del pensiero delle masse che sconfigge gli spettri della paura e dona il coraggio di affrontare anche un ciclope microscopico come il virus che ha messo in ginocchio il mondo.

Capisco anche chi, dopo interminabili giornate a combattere la morte, respira vita solo rimuovendo un’inseparabile mascherina chirurgica. Quel gesto pare sufficiente a esorcizzare il diavolo. È un inno al successo, all’eroismo, al sacrificio. Quella gente è stata giorni a intubare, lottare, serrare occhi e comunicare lutti ai parenti. È giusto che si godano la vista della coda del diavolo che si allontana.

È vero, si allontana, dicono altri. Ma non è sconfitto. Questo pensiero mi assale quando temo per i miei cari, per le poche imprudenze quotidiane che commetto. Quando penso che non ci hanno raccontato tutto. E così, mentre risuona il monito che non è finita, mi appaiono i volti degli amici che non ce l’hanno fatta, le immagini dei giorni della paura. 

L’epidemia ha segnato il pensiero e le vite in maniera democratica ed egualitaria: a pagare non ci sono stati ricchi o poveri, plebei o potenti. Prevalentemente vecchi: generazioni di anziani che se ne sono andati senza un saluto quando si sarebbero meritati almeno il nostro abbraccio per averci insegnato a vivere. Questi lutti geme il popolo d’Italia, scrisse Petrarca dell’epidemia. 

Alla fine mi convinco che, anche grazie alle mille voci dissonanti, i lutti vanno scemando. Perché catalizzare l’attenzione sul diavolo aiuta comunque a tenerlo lontano. Stiamo attenti, però, che non ritorni sui suoi passi, che nessuno lo richiami. Perché sarebbe difficile sopportare ancora il suo pestifero respiro.