Covidbond, Mes, fondi strutturali, interventi della Bce o della Banca europea degli investimenti. O ancora e più semplicemente classici Bot, Cct, altri strumenti finanziari della Cassa Depositi e Prestiti. 
Non sappiamo da dove passi la via della salvezza economica del nostro Paese. Ma è certo che il primo vaccino, vitale e decisivo, per evitare il tracollo strutturale del nostro sistema produttivo e, di conseguenza, del nostro modello di welfare e di coesione sociale è nella fiducia sistematica, che il governo deve trasmettere a tutti, imprese e famiglie, che non ci sono e non ci saranno limiti nelle risorse disponibili.

L’emergenza è innanzitutto sanitaria. Ma, tempo qualche settimana, e potrebbe diventare o trasformarsi nell’emergenza della disperazione per milioni di lavoratori e imprenditori rimasti privi di liquidità e anche di futuro. E, purtroppo, epidemie e carestie nella storia dell’umanità si sono sempre rincorse. Ebbene, è proprio questo micidiale circolo terminale (per l’Italia) che il premier Conte e il Ministro dell’Economia Gualtieri devono scongiurare. A tutti i costi. Come ha ribadito l’ex governatore della Bce, Mario Draghi. Imprese e famiglie devono poter «credere» nella ricostruzione. 

Potremmo, a questo fine, esercitarci anche nel mettere in fila le risorse mobilitate o annunciate come spesa aggiuntiva dai Paesi europei: l’Italia con 25 miliardi a marzo e 25 circa a aprile, la Spagna con 200 miliardi (20 però di spesa effettiva), la Francia ugualmente con 200 miliardi (45 reali) e la Germania con 156 miliardi (67,5 di spesa in più). Potremmo anche concludere, come sostengono dall’Economia, che siamo in linea con i nostri partner. Ma quello che più conta sarà l’essere in linea con gli sguardi oggi attoniti e impauriti dei nostri lavoratori e dei nostri imprenditori.