Tra il 1946 e il 1952 il governo americano regalò all’Italia beni per 1117 miliardi di lire, pari a 21 miliardi di euro. Negli ultimi quattro dei sei anni, gli aiuti fecero parte del piano ideato dal segretario di Stato George Marshall a favore dei paesi dell’Europa occidentale feriti o distrutti dalla guerra. Non ci dettero soldi, ma materiali preziosissimi per costruire infrastrutture e macchine per far ripartire l’industria. Per ottenerli dovemmo preparare un piano predisposto dall’Iri i cui risultati andarono oltre le migliori aspettative. Prendemmo una rincorsa che ci fece crescere fino al 1963 al ritmo di quasi il 6 per cento all’anno. 

In pochissimo tempo l’Italia diventò un moderno Paese industriale e anche il Sud fece passi da gigante grazie alla Cassa per il Mezzogiorno. Gli americani si mossero per due ragioni: il rischio politico di consegnarci alla Russia e il rischio economico di precipitarci in una crisi peggiore di quella del ’29 con danni globali irreparabili. Oggi il primo rischio non c’è, il secondo invece esiste ed è drammatico.

Il virus uccide gli ammalati con patologie pregresse. L’Italia si trascina da vent’anni una patologia gravissima, la mancata crescita. Covid-19 può darle il colpo finale. Per evitarlo occorre uno tsunami di soldi. Non possiamo stamparli come americani, inglesi e giapponesi e quindi dovremo farceli prestare e restituirli. Ma i soldi che la Bce attraverso le banche presta alle imprese, visto che i tassi stanno a zero, dovranno essere restituiti con moltissimo comodo se vogliono avere una qualche efficacia.

Questi soldi non possono fermarsi alle imprese più strutturate, ma devono scendere a pioggia fino alle piccole e alle piccolissime, se non vogliamo assistere a una strage economica e sociale. C’è un altro sistema molto efficace e di immediata attuazione: il Fisco. Il governo ha giustamente tutelato i dipendenti con la cassa integrazione generalizzata. Adesso deve farlo con gli imprenditori grandi e piccoli per evitare la bancarotta di interi settori: alberghi e ristoranti che perdono la stagione, professionisti e artigiani che non lavorano, imprese con l’acqua alla gola già prima di questa tragedia virale.

Nell’immediato dopoguerra c’era una voglia straordinaria di crescita. Questa è l’occasione irripetibile per ritrovarla. A patto di avere il carburante per far ripartire la macchina.