Sarebbe il momento delle decisioni. Non di quelle irrevocabili, per carità. Ma di quelle veramente utili, strutturali, in grado di fronteggiare anche l’emergenza economica che sta mordendo il Paese, e che probabilmente durerà a lungo. Intendiamoci. Con questo non si vuol dire che fino ad ora le autorità, governative e non, hanno giocato. Né si sottovaluta la difficoltà del momento, la sua unicità non solo sanitaria. Avete fatto caso come in queste settimane abbiamo sentito la voce di tutti i virologi nazionali, ma solo qualche sussurro da una delle categorie più chiacchierone nella nostra società mediatica: gli economisti, a corto di teorie da pescare nei manuali. 

Detto questo, beh, forse ci può e ci deve essere una via di mezzo tra le decisioni ‘irrevocabili’, e i balbettii di questa emergenza. Mica solo del governo, che pure avrebbe bisogno di un logopedista di supporto. Pensate alla buffonata messa in piedi da una delle filiere più importanti del nostro Paese: il mondo del calcio. Roma, purtroppo, ci ha messo del suo in questo andamento a zig zag assieme a Regioni e Comuni che pascolano allo stato brado nella Costituzione: il balletto sulle chiusure scolastiche, la fisarmonica sulla gravità del virus, infine il timido crescendo sulle misure di supporto alle vittime economiche dell’epidemia.

Che non sono solo i 60mila abitanti della provincia di Lodi. Sono milioni di famiglie che campano dello stipendio della fabbrica chiusa, dell’albergo senza clienti, del bar che non vende più una brioche, di chi produce le brioche, di chi trasporta frutta e verdura, di chi la coltiva... Bene, a questi italiani, facciamo slittare di qualche mese tasse e bollette, o gli vogliamo dare da campare? La vitamina C, o l’antibiotico? E i conti dello Stato? Via, non scherziamo. Siamo in recessione: tra -1 e -3 cambierà poco.

E l’Europa? Tranquilli. Visto che le cose non vanno bene anche per Francia e Germania, sarà di manica larga. Certo ci sarà da scegliere, da capire tecnicamente come aiutare chi non ha la cassa integrazione: gli artigiani, i commercianti, gli agricoltori. Il problema è che chi deve farlo è la nostra politica, l’attuale governo o un altro, probabilmente cambia poco. E’ questo che ci preoccupa quanto il Covid-19: essere di fronte a due sfide enormi (la salute e la pagnotta) con dei guerrieri volenterosi. Ma con le spade di cartone.