L’improvviso baratro di tempo libero dei piccoli mette in difficoltà le famiglie e interroga. Dove prima si assiepavano ore di scuola e di corsi ora c’è la fila lunga delle ore. Qualcuno cerca rimedi invece che a scuola su campi da sci o in giardini o spiagge. Ma non basta. E si crea qualche interrogativo su quanto scuola e altro siano spesso dei riempitivi, delle ‘occupazioni’ a cui siamo bravi a trovare mille giustificazioni. Ma se ci pensiamo bene il rischio è che questi ragazzini, già investiti da maree di intrattenimento, ora ne siano sommersi, e non solo l’intrattenimento da dispositivi vari. Ma l’intrattenimento come modo principale per passare il tempo. Qualche maestro dell’ovvio ha scritto che un po’ di noia può essere salutare. Cavolata. La noia è il peggiore dei vizi, dice un maestro del non-ovvio, Baudelaire. Anche perché, seconda balla che gira tra i maestri dell’ovvio, non è vero che i nostri figli sono "nativi digitali". Li marchiano così, senza nessun fondamento scientifico. Qualsiasi neuroscienziato sa quante generazioni occorrano per veri cambiamenti nel cervello. Non sanno attrarre l’attenzione dei ragazzi e dicono: "Eh, sono nativi digitali" e invece il problema sei tu, adulto. Sei come tuo nonno che non sapeva confrontarsi con fenomeni di costume della tua giovinezza, ma almeno non ti chiamava nativo mangianastri. Consigli per far fruttare il tempo. Non son facili. Ma bello provare. Primo: inventare storie, scritte o orali. Con all’inizio un grande "se". Tipo: "E se il nonno Beppe in realtà fosse una spia di Marte?". Poi a memoria una poesia bella. Una preghiera semplice. E testi giocosi come ‘Il lonfo’ di Maraini, ‘L’Alfabettiere’ di Munari. Poi fare lavoretti manuali utili. E cacce al tesoro, gioco basato su intelligenza e fiducia. Perché la vita è sempre una caccia al tesoro.