I momenti di difficoltà funzionano come setacci che separano il vero dal falso e ci restituiscono il senso autentico e la dimensione delle cose. Così non stupisce che in questo periodo i giornali e l’informazione abbiano registrato un interesse che da tempo facevano fatica a riscuotere, magari a vantaggio del vociare indisinto del web in cui ha ragione chi la spara più grossa, e, per non restare solo ai giornali, non sorprende che un medesimo meccanismo si sia visto nella sanità, i cui esperti consultiamo ora come l’oracolo di Delfi lasciando perdere il parere del praticone di turno che forse qualche tempo fa un po’ di spazio l’avrebbe trovato. 

Abbiamo passato anni a discutere sull’utilità dei vaccini, c’è stato chi in politica ha occhieggiato a questi temi, ma adesso dei no vax si è persa traccia. Nessuno parla più di «big pharma», e anzi, siamo tutti qui a sperare che «big pharma» metta in campo la propria potenza di fuoco e ci liberi al più presto dal male. Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare, verrebbe da dire ripensando con soddisfazione, come a una rivincita, a questo mutamento di sensibilità. 

Pare in sostanza tramontata quell’era della disintermediazione che aveva accompagnato la rivoluzione tecnologica e l’arrivo dei social, che accanto ai molti benefici delle rete aveva gererato l’equivoco per cui se tutti potevano parlare era perché tutti avevano qualcosa da dire. Era l’uno-vale-uno che metteva sullo stesso piano il virologo di fama e il praticone che discettava in internet, il grande economista poteva essere contraddetto senza problema da un diplomato in ragioneria. Gli esempi sono portroppo infiniti. 

È vero, c’era stato a volte un problema di accesso al sapere e ai saperi, di circoli chiusi, che fossero accademici o giornalistici, e in fondo la ribellione dell’uno-vale-uno proprio questo grido aveva raccolto, ma non è che la soluzione poteva essere l’accreditare quanto detto dal primo che passa. Informandosi sulle cure da seguire o sulle notizie da acquisire.

C’è voluta così la pandemia a farci capire che se vogliamo uscire dall’incubo di una nuova ondata virale in autunno servirà un vaccino, sono servite le migliaia di fake news diffuse in rete a dare valore all’informazione professionale e verificata. Un problema così grave, quello delle fake, da indurre il sottosegretario all’Editoria, Andrea Martella, a istituire addirittura una commissione di esperti che possa monitorare il fenomeno.