Coronavirus, un cartello esposto sulla vetrina esterna di una farmacia (Ansa)
Coronavirus, un cartello esposto sulla vetrina esterna di una farmacia (Ansa)

Allora, ricapitoliamo: prima il Coronavirus non era niente, tant’è che il governo ha lasciato che se ne prendessero carico le Regioni. Poi per le Regioni è diventato la peste manzoniana, e in due ore alcune di loro hanno deciso la chiusura di scuole e centri abitati. Adesso veniamo a sapere sia dal governo sia da quegli stessi governatori che si è trattato di una brutta influenza per cui "bisogna evitare allarmismo". Nel frattempo il Paese è stato colto da un raptus di irrazionale follia, l’Italia si è fermata come in guerra, l’economia si è bloccata, intere filiere occupazionali si sono infettate di recessione e agli occhi del mondo siamo tornati a essere il solito paese da operetta.

Ora, al di là delle polemiche tra il premier Conte e i governatori, l’immagine che scaturisce dall’emergenza Coronavirus è quella di una classe politica che arrivata al momento di scelte difficili balbetta, sospesa tra incompetenza e incapacità di assumersi le responsabilità insite nel proprio ruolo.
Il Covid-19 è un affare serio, certo, ma stiamo parlando di virus influenzali che nella loro versione "normale" provocano in Italia ogni anno migliaia di morti. Eppure nessuno si è mai sognato di sequestrare il Paese. Stavolta le cose sono andate diversamente, e già dall’inizio il governo è rimasto impigliato nella rete del politicamente corretto, non calcolando bene i risvolti sanitari della situazione, e ancora meno quelli mediatici ed economici. Non ha bloccato le fonti del possibile contagio, e poi per non assumersi l’onore politico delle scelte ha lasciato l’iniziativa alle Regioni.
Qui è accaduto il bello.
Perché i governatori, che adesso gettano acqua sul fuoco, hanno adottato in pochissimo tempo le misure più draconiane che potessero prendere. L’impressione è che in quei momenti sia prevalso l’istinto autoconservativo. Forse per non trovarsi un domani di fronte all’accusa di inazione, quella che per esempio ha prodotto cinque anni di carcere in secondo grado all’ex sindaca di Genova Marta Vincenzi, "rea" di non aver chiuso le scuole nell’alluvione del 2011 (altro danno indiretto dell’eccessivo spazio concesso dalla politica ai giudici). Forse per non precipitare nella bufera mediatica, che non si mai dove finisce per spirare. Così per evitare i pm da un lato e i facinorosi dei social dall’altro, nel dubbio si è buttato via il bambino dell’economia con l’acqua sporca dell’"influenzona". Con tanti saluti a quei poveretti che anche in questi giorni stanno morendo di influenza "normale" e di cui nessuna asl dà notizia, e alle aziende che creperanno di Coronavirus.