Troppe decisioni e troppi decisionisti. Ma poche decisioni univoche. E così l’ennesima giornata di altalena tra pressanti e dolenti richieste di divieti e prolungate e incerte valutazioni su effetti e possibili contro-indicazioni, alla fine, produce la rincorsa delle variegate ordinanze regionali e lo scarno risultato di qualche limitazione in più a livello centralizzato per passeggiate e fughe verso le seconde case al mare nel week end. Insomma, tra chi invoca drastici giri di vite e soldati in strada per ogni portone ma poi rinvia la palla dell’azione finale al governo e chi si muove in assoluta autonomia secondo criteri spesso improvvisati o emozionali, la conseguenza è quella di una pericolosa e inquietante babele di voci e indicazioni.

Prendiamo qualche caso emblematico nella guerra al Coronavirus. L’ultimo riguarda le restrizioni alle aperture dei supermercati: c’è chi propugna un’apertura h24 e chi, invece, vorrebbe vedere le serrande alzate per un orario minimo. Eppure, basterebbe il buon senso e l’esperienza anche di queste settimane per rendersi conto che tenere aperte poche strutture per poche ore significa far scattare la frenesia dell’accaparramento, con la conseguenza di code, file, assembramenti e, dunque, promiscuità e vicinanza eccessive e nefaste.

Ma non va meglio per le benedette passeggiate: la più aggiornata versione delle istruzioni per l’uso prevede che si possa, comunque sia, camminare e correre, ma da soli o a distanza di un metro e vicino a casa. Eppure, un conto è abitare in un paese magari spopolato di suo, un altro è vivere in un condominio di città, nel quale se la metà dei condomini scende sotto il palazzo siamo di fronte a una folla assembrata. Dunque, ancora una volta, troppe decisioni all’italiana. Che, però, non possiamo più permetterci.