Giuseppe Conte ci fa sapere che "in questi giorni ha ripensato ad alcune vecchie letture, a Winston Churchill" e che "questa è la nostra “ora più buia“. Ma ce la faremo". Peccato, però, che anche ieri non abbia seguito l’esempio del grande leone d’Oltremanica e abbia atteso a lungo, fino a notte, ancora secondo i riti bizantini della politica mediterranea, per decidere e annunciare quello che doveva essere stabilito almeno da qualche settimana: l’applicazione su vasta scala del modello Codogno o del modello Wuhan.

Si dirà che alla fine la blindatura del Paese è arrivata: e meno male. Ma in questa terribile lotta contro il tempo ogni secondo è prezioso. E qui, non di secondi, ma settimane se ne sono perse, maledettamente, fin troppe. Mentre agire rapidamente è tuttora il primo antidoto contro la bestia.

E lo è oggi tanto più e tanto più urgentemente quanto più rilevanti sono stati i tentennamenti, gli errori, la confusione, i ritardi gestionali, le contraddizioni e le sottovalutazioni, come anche le improvvise enfatizzazioni, per non parlare della distonia comunicativa (per usare un eufemismo), del governo, dello stesso presidente del Consiglio, delle Regioni, del capo della Protezione civile.

E se è vero che nessuno si salva da solo, ma mai come in questa epocale tragedia servono rigorosi e responsabili comportamenti individuali, allo stesso modo è altrettanto vero che se non abbiamo bisogno di uomini soli al comando, mai come in questo travolgente tornante della storia c’è necessità di una guida "politica" sicura e salda e di persone di esperienza e di competenza che possano svolgere il ruolo di "comandante in capo" nella drammatica guerra contro il Coronavirus. Dunque, il premier decida, decida, decida. In fretta, lucidamente, senza esitazioni, senza estenuanti trattative dentro e fuori il governo, senza arrivare ogni volta alla ventiquattresima ora. Chiuda l’Italia, come ha fatto. E se non dovesse bastare, lo faccia anche più drasticamente. 

Certo, poteva scegliere anche un "generale" riconosciuto e autorevole, che abbia combattuto con coraggio e determinazione altre battaglie, come comandante effettivo delle operazioni sul campo. E richiamare alle armi un uomo come Guido Bertolaso, un combattente che poteva fare la differenza. Ma almeno un passo in avanti, comunque sia, è stato fatto: con la scelta di un manager come Domenico Arcuri come commissario per il fronte più avanzato: le terapie intensive.