Il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando
Il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando

Stato etico, Stato imprenditore, Stato assistenziale, Stato Grande fratello. In ogni caso caso, Stato. Preoccupa un po’ questo rigurgito statalista che la Fase 2 ci consegna insieme alla riapertura dei cantieri e delle pizze da asporto, frutto tardivo di una crisi economica e sociale nata per caso e proseguita nei registri di una recita dell’assurdo. Dono non inatteso, in verità, vista la considerazione avanzata da molti nell’estate scorsa, all’alba del Conte 2. "È il governo più a sinistra della storia della Repubblica", si disse. E siccome le parole hanno un senso anche nell’epoca delle politica liquida, ecco che alla fine le cose tornano al loro posto.

Così in pochi giorni abbiamo visto proporre la riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione, il florilegio di formule assistenzialistiche travestite in vario modo e pian piano riemergere una tendenza superata dalla storia, non per un vezzo ideologico ma semplicemente perché fallita, quella dello stato imprenditore. Idea buttata là nel dibattito politico sia da esponenti grillini sia Pd, fatta circolare con la solita tecnica dell’affermazione poi smentita, tirata di nuovo fuori vista la gran mole di risorse pubbliche che in un modo o nell’altro verranno distribuite alle imprese.

Tornare a parlare adesso di ingresso del pubblico nel capitale delle aziende ha così più del paradossale che dell’irreale. Quando ci sono le crisi la gente cerca sempre protezione, ma per come è messa la nostra macchina pubblica, con i suoi ritardi, le sue vessazioni, i suoi appesantimenti burocratici, è il caso che lo Stato protegga le persone soprattutto da sé medesimo. Venticinque anni fa ci fu la fuga dalle partecipazioni statali dopo che decenni di lottizzazioni avevano prodotto solo piccoli o grandi carrozzoni inutili e dannosi per l’economia e le casse dell’erario. Si era capito che lo Stato dovesse sostenere, a volte, quando ce ne fosse bisogno, e agevolare, sempre, la libera iniziativa. Come peraltro recita la nostra tanto strombazzata Costituzione. Compiti di una politica economica e industriale degna di questo nome e a volte anche di una politica estera, tutte facce di una stessa medaglia che si chiama "sistema Paese". Funzioni cui la politica ha spesso abdicato, specie negli ultimi tempi, per la semplice ragione che servirebbe un’idea di nazione, che l’attuale politica liquida non è in grado di esprimere. E ora hanno il coraggio di chiedere un posto in qualche cda per i loro amichetti.