Abbiamo sofferto, ci siamo chiusi in casa, abbiamo provato rabbia, insofferenza, dolore per per chi non ce l’ha fatta, abbiamo imparato a difenderci e in qualche modo l’Italia, pur ammaccata e in difficoltà economica, non si è fatta travolgere dal virus. Il Paese non è guarito del tutto, ma vuole ripartire, ci prova pur nella confusione della politica che fa e disfa e nell’incertezza di medici e scienziati che guidano, nelle onde ancora pericolose, la nave Italia verso il porto sicuro dove ci attende il vaccino. Adesso però, schivata la valanga, rischiamo di scivolare su una buccia di banana. 

La rete sanitaria tiene il virus sotto controllo (più debole eppure circola ancora) , ma rischiamo di farci sfuggire di mano la situazione con i ritorni dall’estero. Alt. Non possiamo permetterci scivoloni importando il virus dai Paesi che adesso stanno peggio di noi. Vacanze, badanti e lavoratori di varia estrazione che vanno e vengono da Asia, Est Europa e Balcani sono un nodo da sciogliere. Subito. E mettiamoci anche il flusso di migranti di nuovo fuori controllo in arrivo dall’Africa.

Le navi quarantena non sono una soluzione, semmai un cerotto. La fiducia nella ripresa e un calo di adrenalina da emergenza ci hanno fatto dimenticare che l’estate ha necessità di regole per disciplinare chi va e chi viene dai Paesi a rischio. Soprattutto i ragazzi. Già abbiamo a che fare con la movida interna che rispetta una regola sì e due no. Al mare, dall’Adriatico al Tirreno, le tribù giovanili ballano, bevono, fanno festa senza precauzioni.

La mascherina? Roba vecchia. E ora va fermato il pericolo dell’import da vacanza. Subito. Nicola Zingaretti, governatore del Lazio applica già un piano di contro guerriglia: tampone o quarantena per chi torna dai Paesi dove il virus è in espansione, siano essi nell’area Ue o no. L’Emilia Romagna, visti i costanti segnali di contagio giovanile, sta per approvare "un protocollo per la gestione di viaggiatori, assistenti familiari e lavoratori stranieri". Linguaggio burocratese, ma scelta efficace. Il tema vale per tutta Italia. Gli strumenti per la legittima difesa ci sono, siamo in ritardo ma ancora in tempo ad applicarli. Malta, Croazia, Grecia, Spagna, la stessa Francia sono aree a rischio e chi va e viene da lì per le vacanze, che piaccia o no, deve pagare il conto anche con controlli sanitari. Bulgaria, Ucraina, Romania sono altre zone da allarme rosso per i lavoratori di ritorno. Questa è la situazione. Imporre quarantena, tamponi o altre restrizioni a Paesi di area Schengen e dell’Unione europea non è una decisione facile. Ma necessaria, il tempo sta per scadere. Il virus se ne infischia dei confini.