La porta in faccia sbattuta da Luigi Di Maio a Nicola Zingaretti che aveva proposto al leader Cinquestelle un’alleanza organica descrive come fu lo streaming del 2013 le difficoltà più del Pd che dei grillini, quelle di un partito incapace di esprimere una iniziativa politica e che per questo cerca sempre un appoggio. D’altra parte in questo momento Di Maio ha bisogno di tutto meno che di attaccare le proprie fortune al carro di un Pd che non riesce a scrollarsi di dosso l’immagine di un grande carrozzone dedito alla gestione di un potere fine a se stesso, e se mai saranno le elezioni in Umbria a decidere i destini di quell’embrione di alleanza.

Per adesso i pensieri di Di Maio sono quelli di celebrare una sorta di orgoglio Cinquestelle a dieci anni dalla nascita, così da ritrovare una narrazione persa a causa delle mille giravolte compiute, e soprattutto quella di arginare la silenziosa opa sul movimento che il premier Conte ha lanciato ormai da alcune settimane. Inutile dire, l’avversario di Di Maio non è Salvini, non è Zingaretti, ma è il presidente del Consiglio (che ha indici di gradimento doppi rispetto a lui) e il suo tentativo di accreditarsi come l’uomo giusto per l’interlocuzione con certi ambienti e i mondi che contano, così da costituirsi una sua personale riserva di caccia.

Conte ieri era a Cernobbio dalla Coldiretti, per la seconda volta in una settimana dopo la kermesse di Bologna ospite di una delle organizzazioni simbolo da sempre del mondo centrista e una volta democristiano. E quando un presidente del Consiglio va per due volte in una settimana in un luogo, anche politico come in questo caso, significata che gatta ci cova. È la gatta del centro moderato, quello che in un sistema proporzionale tutti puntano, a cominciare da Di Maio, lo Zelig della politica capace di adattarsi come un guanto alle situazioni diverse, e Matteo Renzi, che guarda caso si è trovato in contrasto, ovviamente cercato, con Conte e in sintonia con Di Maio. In base alla celebre massima per il cui nemico del mio nemico è mio amico. È questo singolare asse, Cinquestelle-Renzi, quello che segnerà la politica di qui alla primavera prossima. L’obiettivo di entrambi è la testa di Conte, per fare dopo cosa ancora nessuno lo sa.