L'Italia non è un Paese per giovani, ma rischia di non essere neanche un Paese per imprese straniere e turisti. Con un colpo solo, il raddoppio della tassa di soggiorno e il rilancio grillino sulle chiusure domenicali e festive di negozi e centri commerciali hanno la natura tipica degli atti di autolesionismo nazionale nei quali con inusitata frequenza i 5 Stelle sono maestri.
Come non bastassero i casi Ilva e Alitalia o i mille altri focolai di crisi aziendali legate anche alla ritrosia a investire o alla spinta alla fuga di investitori stranieri, sembra che uno degli azionisti-chiave tanto della maggioranza attuale quanto di quella precedente lavori a pieno ritmo per escogitare soluzioni e misure contro la competitività del Paese.

È sacrosanto discutere e trovare soluzioni adeguate per tutelare e remunerare in modo appropriato i lavoratori del commercio, del terziario e dell’industria dell’ospitalità che svolgono la loro opera la domenica o nei giorni festivi, ma questo è il compito tipico della contrattazione collettiva nazionale o territoriale, e come tale andrebbe lasciato alla libera determinazione delle parti sociali. Ma non è certo agendo con diktat dirigisti e centralisti che si garantiscono i diritti dei lavoratori: anzi, la sola cosa assicurata in questo caso è l’effetto boomerang dello stallo dei consumi con il corollario di licenziamenti e sotto-occupazione.

Ma non è differente l’effetto derivante da un’iniziativa come quella sull’incremento esponenziale della tassa di soggiorno: se il turismo è una «materia prima» per l’Italia, imporre un balzello raddoppiato per usufruirne equivale a spingere i flussi turistici verso altre mete.
È possibile, allora, dire basta con queste forme di masochismo tafazziano?