Roma, 3 settembre 2018 - Oramai è il Che Guevara del terzo millennio. O l’erede a 5 Stelle di Régis Debray, il giornalista guerrigliero amico appunto del Che, che si trovava nella sierra boliviana proprio quando, guarda caso, il Che venne catturato e ucciso; e che poi si prese il meritato riposo tra gli stucchi dell’Eliseo come consigliere di Mitterrand. Dibba, è un po’ come loro, solo con famiglia al seguito. E soprattutto con smartphone e social. Così ogni tanto compare dal centro e sud America a distillare pillole di rivoluzione grillina. In attesa di finire molto probabilmente nell’anfiteatro del parlamento di Strasburgo, senza ori e stucchi, ma con un sacco di comfort e adeguata ricompensa. I bene informati dicono da tempo che tornerà a dicembre. Probabile. Più avanti torna, più conserva la sua ‘purezza’ lontano dalla contaminazione del potere in vista delle elezioni: sia Europee, sia (forse) anticipate. Ieri dal Guatemala se l’è presa con Salvini e con i giornali che pompano ogni atto del ministro degli Interni, non per meriti suoi, dice, ma per paura dei pentastellati: i veri antisistema. Furbo, il Dibba.

Perché di Salvini, senza dubbio, non gli importa assolutamente nulla. A lui interessa (legittimamente) la guida del Movimento di qua dall’oceano, nelle piazze d’Italia dove anche via web raccoglie applausi e consensi. Quelli che non può guadagnarsi fino in fondo l’‘amico’ Di Maio, gestore in giacca e cravatta di un contratto bifronte, che brucia come un tizzone ardente tra le mani dei grandi investitori. Allora, Luigi può dire che il reddito di cittadinanza si farà entro il 2019, ma non può sbracare più di tanto perché poi lo spread sale e danno (giustamente) la colpa anche a lui. Dibba no. Con quella bocca e dal Guatemala può dire ciò che vuole, e soprattutto ciò che piace da matti al popolo degli arrabbiati, delusi, disoccupati: al popolo grillino. Può dire che le Autostrade devono tornare agli Italiani (sempre state), ad esempio. A questo popolo di futuri casellanti, ed elettori, Dibba il puro piace un sacco. E se un giorno il banco giallo-verde salta, se Di Maio fallisce, nessun problema: tornare dal Guatemala, con volo diretto per Roma, è veramente un attimo.